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ARGOMENTO: sicurezza e subacquea tecnica

sicurezza e subacquea tecnica 30/10/2009 16:31 #37

  • requin
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Ciao a tutti [:)]
Volevo stare fuori da questa discussione, ma mi è venuta la voglia di esprimere in mio parere.
Per prima cosa, in qualití  di moderatore, prego tutti di non far scivolare la discussione sulle vecchie diatribe tra didattiche ... noi siamo bravi gli altri sono ... ecc... [}:)]
Ribadisco i concetti espressi da Lorenzo e vorrei inoltre far notare che non sono le ore di esercitazione a stare in una certa posizione che fanno un sub tecnico (anche se apprezzo chi sa matenere un assetto perfetto), ma questo status non deve risultare una cosa faticosa, ma la normalití  per un sub che vuole comportarsi in un certo modo, altrimenti è meglio attaccarsi alla cima e non fare fatica.
L'attitudine e il senso di tranquillití /benessere a determinate quote arrivano con le immersioni, moltissime immersioni e non quelle di un corso, è un pò come per un atleta che migliora le sue performances un pò alla volta allenandosi a fare quello che fa in gara, e per un tek diver è la stessa cosa si fa il corso e poi, piano piano si comincia a scendere a quote maggiori progressivamente, e fino ache non si è raggiunta una condizione di tranquillití /benessere/autonomia ad un certa quota, <u>lí¬ si deve rimanere</u>.
Tutto un pò alla volta; ma molti vogliono fare le cose in fretta, arrivano (magari anche istruttori rec) e pensano di bruciare le tappe.
Tra il rek e il tek c'è un abisso, la medesima differenza che esiste tra un appassionato di montagna che fa semplici escursioni con indumenti e calzature adatte e uno scalatore; preparazione, attrezzatura e soprattutto mentalití  diverse.
Non è importante andare a 100 metri, ma magari farsi 20 minuti di fondo a 60/70 metri o anche meno e divertirsi in pieno relax, ma con i sensi sempre attivati e sempre attenti e vigili nel controllo degli strumenti, deco ecc; poi si può anche andare oltre, ma prima di tutto vanno consolidate ad una quota di "sollievo" tutte le procedure, la configurazione, la gestione dei gas, le metodiche di risalita e soprattutto LA GESTIONE DELLE EMERGENZE.
Se poi si vogliono fare esercizi di allenamento in acqua bassa, questo non guasta e farebbe bene anche a me che in acqua non sono un "elegantone" ma, francamente, anche se apprezzo come ho gií  detto chi lo sa fare, me ne frego e se per caso sporco la muta contro le lamiere di un relitto, me ne frego pure di quello; ovviamente un corretto assetto è fondamentale, ma ci sono diversi modi di farlo.
Un buon tek diver non è quello che va a 120 metri fa una puntatina e ritorna di corsa in superficie e fa vedere tronfio il profondimetro; ma quello che con molta umiltí  si fa un buon tempo di fondo ad una quota alla quale si sente tranquillo e si diverte osservando le meraviglie che il Sesto Continente ci offre.
Ho scritto un poema, lo sapevo [:o)]
State bene e divertitevi in sicurezza.
Salutissimi [:)][^][;)]
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sicurezza e subacquea tecnica 30/10/2009 16:54 #38

  • Baron Gautsch
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Grande Claudio!..[:)]

Quello che vorrei comunicare, sperando di non ripetermi, è che un sub tecnico addestrato e consapevole deve saper fare delle scelte sulla sua configurazione e non subirla come un diktat: o cosí¬ o stai fuori dall'acqua!

Quando vedo che un mio allievo o compagno di immersione ha adottato un nuovo equipaggiamento di immersione, facendo serenamente due chiacchiere cerco di capire se ha ben chiaro:

1. perchè lo hai scelto?
2. a cosa ti serve in pratica?
3.perchè hai deciso di cambiare la config che avevi prima?
4. che vantaggi/svantaggi ti prefiguri da questa nuova configurazione?
5. se succede l'imprevisto "X" come operiamo un intervento di emergenza sulla tua configurazione?
6. se devi dare asssistenza come gestisci la tua nuova configurazione?

se non sono convinto delle risposte (è una conversazione tra amici mica l'inquisizione![;)]) chiedo, mi confronto, correggo o mi correggo io se ritengo migliore la scelta fatta.

Insomma mi sembra assolutamente vincente un approccio "critico" all'attrezzatura/configurazione: le persone e le immersioni sono e posssono essere molto diverse, perchè illudersi che possa esistere la configurazione perfetta soluzione di tutti i "mali"[?]..è un mondo difficile [}:)][;)]
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sicurezza e subacquea tecnica 30/10/2009 19:33 #39

  • maxx
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Guediver, credo che le problematiche che hai esposto possano sintetizzarsi in due punti fondamentali:

1) Comfort "psicologico" all'aumentare della profondití :

come detto, l' acquisire una buona capacita' di "stare in acqua" (assetto, trim, gestione attrezzatura etc.) è essenziale, ma non ti aiuta "automaticamente" nei confronti di questa problematica.

Hai ragione, e' importante l'esperienza "metro dopo metro" , aggiungendo il "metro in più" quando ne ricevi "conferma" sia da "te stesso" sia da persone fidate (non sempre è l'istruttore ... ) che ti conoscono e con le quali ti immergi.

In questo "percorso" probabilmente è anche importante la propria personale "attitudine" (il proprio "DNA", come hai detto) a mantenersi razionali evitando reazioni emotive . C'e' chi si diverte a lanciarsi col paracadute ma e' nervoso a 50 metri sott'acqua ...., c'e' chi è a suo agio per una immersione di 50 minuti a 40 metri ma e' nervoso per 20 minuti a 80 (anche se "razionalmente" cambia poco ...)

2) Applicazione troppo dogmatica di un (peraltro valido) metodo di immersione

Senza stravolgere le valide basi di un sistema, si deve comunque ragionare e saper "distinguere" ....
Usando come esempi i problemi dell' episodio da te raccontato:

- E' certo fondamentale saper risalire mantenendo corretto assetto e trim, ma per quale motivo, se c'e' forte corrente e non c'è la possibilití  di fare decompressione in "drift" con barca che segue, o non posso aiutarmi con lo scooter, non dovrei "attaccarmi" alla cima (pur mantenendo l'assetto corretto) ? Sta' certo che molti sub "DIR" non hanno scrupoli in merito, specie in certi mari ....

- E' importante minimizzare la "zavorra", garantendo di avere assetto neutro appena sotto la superficie (... a un metro, non a sei metri) a bombole praticamente vuote, GAV vuoto e <i>minimo </i> gas nella muta, ma dobbiamo ragionare su cosa si intende per <i>"minimo"</i> ...
Per me vuol dire: minimo per un comfort accettabile, non devo certo patire il freddo in deco (e , se so che l'acqua e' particolarmente fredda, non ho scrupoli ad aggiungere ancora un pochino di zavorra)

E, come ulteriore esempio:

- La manovra "canonica" DIR di gestione del "leash" ("maniglia") di traino della terza e quarta (o più .... ) stage e' un valido esercizio di manualití  e in situazioni "favorevoli" è applicabile con una certa tranquillití . Però, con varie decine di metri sotto di me e le mani con guanti spessi e tuttavia fredde, non mi sogno neppure di sganciare il "bouquet" completo e procedere con questa procedura "canonica" .... ma uso manovre, per quella situazione, più affidabili .....

M.



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sicurezza e subacquea tecnica 31/10/2009 21:39 #40

  • zootte2
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<div class="quote"><i>Messaggio di requin</i>
<br />Ciao a tutti [:)]
Volevo stare fuori da questa discussione, ma mi è venuta la voglia di esprimere in mio parere.
Per prima cosa, in qualití  di moderatore, prego tutti di non far scivolare la discussione sulle vecchie diatribe tra didattiche ... noi siamo bravi gli altri sono ... ecc... [}:)]
Ribadisco i concetti espressi da Lorenzo e vorrei inoltre far notare che non sono le ore di esercitazione a stare in una certa posizione che fanno un sub tecnico (anche se apprezzo chi sa matenere un assetto perfetto), ma questo status non deve risultare una cosa faticosa, ma la normalití  per un sub che vuole comportarsi in un certo modo, altrimenti è meglio attaccarsi alla cima e non fare fatica.
L'attitudine e il senso di tranquillití /benessere a determinate quote arrivano con le immersioni, moltissime immersioni e non quelle di un corso, è un pò come per un atleta che migliora le sue performances un pò alla volta allenandosi a fare quello che fa in gara, e per un tek diver è la stessa cosa si fa il corso e poi, piano piano si comincia a scendere a quote maggiori progressivamente, e fino ache non si è raggiunta una condizione di tranquillití /benessere/autonomia ad un certa quota, <u>lí¬ si deve rimanere</u>.
Tutto un pò alla volta; ma molti vogliono fare le cose in fretta, arrivano (magari anche istruttori rec) e pensano di bruciare le tappe.
Tra il rek e il tek c'è un abisso, la medesima differenza che esiste tra un appassionato di montagna che fa semplici escursioni con indumenti e calzature adatte e uno scalatore; preparazione, attrezzatura e soprattutto mentalití  diverse.
Non è importante andare a 100 metri, ma magari farsi 20 minuti di fondo a 60/70 metri o anche meno e divertirsi in pieno relax, ma con i sensi sempre attivati e sempre attenti e vigili nel controllo degli strumenti, deco ecc; poi si può anche andare oltre, ma prima di tutto vanno consolidate ad una quota di "sollievo" tutte le procedure, la configurazione, la gestione dei gas, le metodiche di risalita e soprattutto LA GESTIONE DELLE EMERGENZE.
Se poi si vogliono fare esercizi di allenamento in acqua bassa, questo non guasta e farebbe bene anche a me che in acqua non sono un "elegantone" ma, francamente, anche se apprezzo come ho gií  detto chi lo sa fare, me ne frego e se per caso sporco la muta contro le lamiere di un relitto, me ne frego pure di quello; ovviamente un corretto assetto è fondamentale, ma ci sono diversi modi di farlo.
Un buon tek diver non è quello che va a 120 metri fa una puntatina e ritorna di corsa in superficie e fa vedere tronfio il profondimetro; ma quello che con molta umiltí  si fa un buon tempo di fondo ad una quota alla quale si sente tranquillo e si diverte osservando le meraviglie che il Sesto Continente ci offre.
Ho scritto un poema, lo sapevo [:o)]
State bene e divertitevi in sicurezza.
Salutissimi [:)][^][;)]
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Ciao Claudio, Ciao A Tutti,
Condivido pienamente quanto ai scritto e non aggiungo altro se no altro che poema[:D][:D][:D][:D]
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