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ARGOMENTO: RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA

RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA 22/12/2002 14:18 #1

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E' con estremo cordoglio che nel ricordare i due carissimi amici subacquei scomparsi mi preme precisare l'esatta dinamica dei fatti da chi li ha vissuti purtroppo in prima persona.
L'immersione inizia ieri 21 Dicembre 2002 alle ore 12 circa con cielo nuvoloso mare calmo assenza di vento e corrente, temperatura del'acqua in superficie 14 gradi.
Si immergono sul pedagno per primi i due sfortunati subacquei, lo "zio" e il "Furlano", in configurazione tecnica con bibo 12+12 con misciela di fondo trimix, 2 bombole decompressive da 10 litri e un bombolino da 5 litri di trimix di back up, che si erano portati da casa già caricate; con un tempo previsto di fondo di circa 15 minuti.
Dopo circa 20 minuti si immerge l'altro gruppo dei tre subacquei genovesi con simile configurazione per un tempo previsto di fondo di circa 12 minuti.
Io e Lorenzo Del Veneziano rimaniamo in barca per l'assistenza dalla superficie con la barca sui motori intorno al pedagno senza ormeggiarci.
Passati circa 30 minuti dall'inizio dell'immersione dei primi due subacquei improvvisamente riemerge a pochi metri dalla barca a piedi in su e con la muta stagna completamente gonfia il corpo senza vita dello "zio" dopo pochi istanti riemerge anche il "Furlano" anche egli privo di conoscenza.
Immediadamente mentre Lorenzo allertava i soccorsi del caso richiedendo l'immediato intervento dell'elicottero io mi buttavo in acqua per cercare di prestare i primi soccorsi constatando immediatamente la gravità della situazione poichè ambedue erano privi di vita e presentavano evidenti segni di gravissima patologia da decompressione.
Alla riemersione dei tre subacquei genovesi, che ignoravano quanto accaduto, apprendevo che nonostante il buio determinato dalla elevata profondità la visibilità era accettabile, e che alla quota di circa 90 metri si erano incrociati sulla cima di risalita con lo "zio e il "Furlano" che stavano regolarmente risalendo verso la superficie senza alcun problema.
Allo stato attuale non riusciamo quindi a spiegarci ne immaginarci
che cosa possa essere successo.
Solo l'autopsia e le analisi sui gas riusciranno forse a spiegarci quanto successo.
Siamo vicini alle famiglie e al loro dolore per la perdita dei nostri amici.

Gianluca Bozzo

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RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA 27/12/2002 12:06 #2

purtoppo anche questa volta non si saprà mai cosa è successo, e la perdita di due amici produrrà solo dolore e congetture.
Un saluto ed un abbraccio a Lorenzo e Gianluca
Raffaele

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RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA 28/12/2002 09:57 #3

  • gianni nava
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«Sono stati traditi da un malore»
La tragedia dei sub: parla Lorenzo Del Veneziano, l'istruttore che dalla barca d'appoggio ha dato l'allarme
Ancora giallo sulle bombole

«S ono riemersi mezz'ora prima del dovuto. È affiorato per primo Maurizio, a pancia in giù. Poi Lorenzo, in posizione verticale, con la testa rivolta verso l'alto. Ho guardato l'orologio, un istante e ho capito che qualcosa di terribile era di certo accaduto. Non si può sopravvivere quando si torna in superficie da una profondità di oltre cento metri con tutto quell'anticipo. Ho chiamato i soccorsi e poi mi sono gettato in acqua, con Gianluca, per recuperare i nostri amici. Ma in cuor mio sapevo che erano già morti».
È di Lorenzo Del Veneziano, 39 anni, impiegato con l'hobby delle immersioni, la voce che ha dato l'allarme via radio alla guardia costiera sabato pomeriggio pochi minuti prima delle 13. È lui uno dei sette istruttori esperti protagonisti della tragica missione al largo di Cornigliano, terminata con la morte di Lorenzo Furlano e Maurizio Casaro, di 50 e 39 anni, residenti in provincia di Pavia. Nel suo passato l'esperienza di un'altra morte in mare, terribile, quella di Patrizia Trecci, di 29 anni, avvenuta il 2 gennaio del 2000 davanti ad Arenzano, durante un'immersione sul relitto della Haven: «Ho pagato io per gli errori che sono stati commessi in quell'occasione. È inutile rivangare ma moralmente non mi sono mai ripreso. Sono stato incolpato ingiustamente, ma c'era bisogno di un capro espiatorio».
A differenza di quell'incidente, questa volta Del Veneziano non si trovava in acqua e la missione non era "ricreativa" ma tecnica, organizzata da sub espertissimi «tra i più esperti a livello italiano, tutti con la stessa passione e la stessa consapevolezza dei rischi a cui andavano incontro».
«Facevo da assistente di superficie, per puro caso - racconta il giorno dopo, ancora sconvolto - Avevo lasciato che i miei amici si immergessero per ammirare il relitto che avevo scoperto ad agosto con Lorenzo Furlano. Un piroscafo affondato nel 1916, l'"Hercules", che per anni aveva viaggiato trasportando da Genova in America gli emigranti in cerca di una nuova vita».
Le condizioni del mare erano «ideali», ribadisce: «C'era assenza di vento e corrente zero. Più di così non si può chiedere per una immersione simile. Certamente a cento metri anche ad agosto è buio pesto. Tanto è vero che si scende con le torce accese e le torce avevano anche Maurizio e Lorenzo».
Cosa sia successo al momento della loro risalita, quando i tre genovesi del secondo gruppo avevano già raggiunto il fondo, nessuno può dirlo ancora con certezza: «Quando è avvenuto l'incidente l'immersione, difficilissima, era praticamente finita: è un po' come se Schumacher avesse un incidente con la sua utilitaria tornando a casa dopo un gran premio di Formula 1. La decompressione era già cominciata e il primo cambio bombole era avvenuto. - spiega Del Veneziano - a luglio ho raggiunto l'Andrea Doria, sul fondo dell'Atlantico, l'Everest per i sub, e sono vent'anni che mi immergo: ancora non riesco a darmi una spiegazione. Per le miscele contenute nelle bombole Lorenzo e Maurizio hanno un loro centro di ricarica. Possono aver sbagliato qualcosa, l'errore è sempre in agguato. Ma tra tutte le possibilià quella che mi convince di piùè quella del malore: Maurizio potrebbe essersi sentito male e aver cercato di raggiungere la superficie più velocemente, troppo. Lorenzo potrebbe aver cercato di trattenerlo, per salvarlo con un gesto disperato. Questo spiegherebbe la posizione con cui sono emersi».
Graziano Cetara
23/12/2002



gianni nava
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RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA 28/12/2002 09:58 #4

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«Voleva salvare l'amico»
L'autospia e l'esperto confermano: uno dei sub stroncato da embolia mentre soccorreva l'altro
Un atto di eroismo dietro la tragedia dei sommozzatori morti
Un atto eroico. Lo dicono i primi risultati dell'autospia e lo conferma chi nell'ambiente delle immersioni estreme è un'autorità riconosciuta, come Michele Calabrese, 50 anni, di cui 32 da sub, titolare del diving center "Ali Babà" e consulente del tribunale. Lorenzo Furlano, cinquantenne di Pavia, si è sacrificato per tentare di salvare il più giovane sub in difficoltà, Maurizio Casaro, 39 anni. Entrambi sono morti sabato pomeriggio nel mare antistante Cornigliano mentre risalivano in superficie dopo aver cercato, invano, un relitto dei primi del '900.
Il primo sarebbe stato stroncato da una sovraestensione polmonare, dovuta alla velocissima risalita seguita a un malore che «in gergo si chiama black out - spiega Calabrese - e rappresenta un mancamento dovuto al cambio di bombole alla quota di circa quaranta metri». Il secondo, vittima di un'embolia fulminante, mentre cercava di aiutare l'amico di tante avventure subacquee, violando la legge non scritta e allo stesso tempo tragica che impone di sacrificare una vita per risparmiarne delle altre: «Quasi certamente gli ha gonfiato il gav, camera d'aria che serve da stabilizzatore nella risalita, per sparare in superficie il compagno svenuto. E poi lo ha seguito gonfiando il proprio».
A suffragare questa versione sono i primi risultati dell'esame delle salme portato a termine ieri pomeriggio dal medico legale Francesco Ventura, dell'istituto medicina. Nessun segno apparente di infarto è stato trovato e solo gli esami istologici, associati a quelli tecnici sulle attrezzature e i computer di bordo sequestrati, potranno escludere la presenza di anomalie nelle miscele contenute nelle bombole o un altro genere di malessere.
«Conoscendo le persone mi sento di escludere che due esperti di quella levatura possano aver commesso degli errori nel caricare le cinque bombole utilizzate per l'immersione - continua Calabrese, che lavorò per Maurizio Raggio alla ricerca del corpo della contessa Vacca Agusta, sui fondali davanti a Portofino tra i 60 e gli 80 metri di profondità - e poi le miscele subiscono tre controlli: uno dopo la carica, un altro sei ore dopo e un ultimo nell'imminenza dell'immersione».
Il sub genovese ha un'idea precisa, anche se saranno le indagini della capitaneria, coordinate dalla procura. e gli accertamenti tecnici dei sommozzatori dei vigili del fuoco sul materiale sotto sequestro, ad avere l'ultima parola: «Ho visto gente morire sulla mia barca e in mare. È un rischio connesso a questo genere di attività, che comunque non deve spaventare perchéè svolta seguendo regole dettate da scienziati del settore, con scrupolo e assoluto rispetto delle procedure».
Anche Furlano e Casaro hanno rispettato tabelle e tempi, secondo i compagni di immersione: «Qualcosa deve essere successo attorno ai 40 metri quando i sub hanno abbandonato il trimix, miscela d'aria arricchita di azoto per evitare la narcosi da alto fondale causata dall'ossigeno, per attaccarsi alle bombole di nitrox, aria arricchita di ossigeno al 40%. Successivamente avrebbero dovuto effettuare un altro cambio a meno 12 metri dalla superficie passando al nitrox con il 70% di ossigeno. Maurizio, in preda a un malore, potrebbe aver preso il boccaglio sbagliato, ed essere stato avvelenato dall'ossigeno. Lorenzo, potrebbe essere morto per aiutarlo. Da eroe».

Il SECOLO XIX del 24.12

gianni nava
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RESOCONTO INCIDENTE A GENOVA 28/12/2002 18:45 #5

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Non so se può servire il mio contributo,ma vorrei lo stesso darlo.
Mi voglio assolutamente stringere al dolore per queste nuove scomparse e anche alle persone del Diving che si sono prodigate per fare tutto ciò che era nelle loro possibilità.
Purtroppo le cose belle o brutte capitano sempre a chi si mette in gioco.
In bocca al lupo a Lorenzo e a tutto lo staff.

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