Sabato 29 settembre a Cesena si è svolto il convegno nazionale "La subacquea ieri ed oggi". Tra i numerosi relatori, Claudio Corti (T.S.A. Europe), Federico De Strobel (H.D.S. Italia), Alessandro Marroni (D.A.N. Europa), Fabrizio Baroni (Seac Sub), Pasquale Longobardi (Centro Iperbarico Ravenna), Bruno Galli (F.I.A.S.), Pierangelo Martinelli (C.E.D.I.P.), Aldo Torti (H.S.A. Italia), Manrico Volpi (Albatros) infine Folco Quilici che ci ha permesso di visionare uno stupendo filmato. Il presidente della T.S.A. Claudio Corti con la visione di immagini ha spiegato la nascita e sviluppo della subacquea tecnica in Italia. Riportiamo di seguito un sunto della sua relazione. Sono qui oggi a testimoniare, grazie alla stupenda opportunità che mi è stata
concessa dagli organizzatori di questo evento, come l'evoluzione nel modo d'approcciarsi
all'immersione e lo sviluppo tecnologico abbiano cambiato il mondo della subacquea,
facendo nascere la cosiddetta subacquea Tecnica.
Per farlo ho deciso di raccontarvi la mia storia. Dopo aver letto un libro di Hans Hass, affascinato dal pensiero di ciò che si celava sotto le azzurre acque, ho cominciato più di 40 anni fa a praticare questo sport. Quello con la subacquea fu da subito un "colpo di fulmine" e da semplice praticante prima e allievo poi, cominciai infine a seguire i corsi per diventare istruttore. Quando finalmente riuscii a conseguire il mio primo brevetto di istruttore nell'ormai lontano 1974 presso la Scuola Federale di Nervi di Duilio Marcante, fu come un sogno che si realizzava. Da quel momento insegnai con dedizione e sacrificio ad un gran numero di allievi e per conto di varie didattiche fino a quando non capii che il mio modo di vivere questo sport, soprattutto in quelli che io credevo dovessero essere i metodi da utilizzare per effettuare in sicurezza le immersioni profonde, non era istituzionalizzato da nessuna delle agenzie di certificazione presenti in Italia. Fu così che decisi essere arrivato il momento di creare una didattica che fosse espressione delle mie personali convinzioni in materia di subacquea "profonda". Nel 1997 fondai la TSA, la prima didattica a proporre corsi con miscele trimix in tutta Europa: il metodo didattico nasceva dall'incontro tra la mia esperienza di istruttore e le conoscenze in materia di immersioni profonde con miscele, che avevo precedentemente appreso dal mondo del lavoro subacqueo e dal "sapere" dei corallari Sardi e che da anni utilizzavo per le mie immersioni più impegnative. A quei tempi, ricordo bene, solo negli Stati Uniti poche didattiche proponevano l'utilizzo del trimix e solo per immersioni che superavano i 70/80 metri di profondità. Per raggiungere quote a profondità minori, ma pur sempre profonde (-60, -65 metri), veniva ancora spinto l'utilizzo dell'aria. Non ho mai condiviso questa posizione: anche a 60 metri si poteva ed era più prudente andarci con l'elio nella miscela respiratoria. Fu sviluppando le mie convinzioni che elaborai e codificai una metodica per immersioni trimix non solo "veramente profonde" (con profondità superiori ai 70 metri) ma anche più contenute (dai 50 ai 60-65 metri) prevedendo solo utilizzo di 3 bombole (anziché 5 o 6) e permettendo così un facile accesso anche alle donne ed a tutti coloro che mal sopportavano il doversi caricare di troppe attrezzature. Devo, però, ammettere che il percorso della neonata TSA non fu affatto semplice perché fu osteggiato da numerosi concorrenti che tentavano in tutti i modi di far apparire insensato l'utilizzo del trimix a queste profondità. Per fortuna il tempo mi ha dato ragione, e oggi quasi tutte le maggiori didattiche tecniche propongono corsi trimix già da 60 metri ed ora alcune anche da 40. Il mio senso pionieristico mi porta a credere che le evoluzioni nel campo della subacquea hanno ancora tanta strada da fare; però se guardo ad un futuro prossimo credo che lo strumento che più influenzerà lo sviluppo di questa appassionante disciplina è e sarà il rebreather. Solo con il rebreather sarà possibile superare i limiti di profondità raggiungibili con le sole bombole sulle spalle del sub e aumentare i tempi di permanenza. Certo è che il rebreather è uno strumento molto delicato e da utilizzare solo con cognizione di causa. È per questo che ritengo veramente importante seguire un buon corso che ci prepari seriamente all' utilizzo del rebreather prima di immergersi con l'ausilio di questo strumento. Ad oggi nel mondo ci sono ancora pochi produttori di rebreathers e l'affidabilità di questi apparati deve ancora migliorare notevolmente, ma è questa la direzione da seguire. Se si vogliono evitare incidenti è, però, necessario che si sviluppi in concomitanza alla diffusione dei rebreathers un metodo di insegnamento diverso da quello imperante nella subacquea ricreativa, ciò almeno sino a quando le attrezzature reb avranno raggiunto un maggior livello di facilità d'uso e affidabilità. Non dimentichiamoci comunque che il rebreather è utile soprattutto per effettuare immersioni più impegnative (o più lunghe o più profonde o entrambe le cose) e quella rimane la sua più autentica vocazione: a questo proposito garantirebbe una maggiore affidabilità la possibilità di montare un doppio circuito respiratorio completo su ogni rebreather. Speriamo che la tecnologia ci permetta di raggiungere anche questo risultato il più in fretta possibile! |
