"Tirpitz" il vapore di Sanremo

Pubblicato su Sub n.184, Gennaio 2001

La Tirpitz era una nave da carico Tedesca.
Varata nel 1921 ad Amburgo per la Hamburg-Amerika Linie.
(La stessa società armatrice della nave "Sant Luis" che si vede nel film "La Nave dei Dannati")
Stazzava 7.970 tonnellate.
La lunghezza era di 143 metri per 17,7 di larghezza.
Il pescaggio era di 9,8 metri e sviluppava una velocità di crociera di 11 nodi.
Nel 1940, allo scoppio delle ostilità rimase bloccata in Mediterraneo.
Nel 1941 entro' a far parte della "Mittelmeer Reederei", una società militarizzata creata dal Governo Tedesco per gestire le circa 50 navi di bandiera tedesca che erano rimaste bloccate in mediterraneo e si erano concentrate nelle acque italiane.
La nave stava transitando all'altezza di Sanremo quando venne silurata da un sottomarino Inglese in agguato nella zona. Era la mattina del 23 Luglio del 1941.
Alcuni testimoni dell'epoca riportano che la nave mortalmente ferita cercò di andare verso terra per incagliarsi su di un basso fondale, ma non ve ne fu il tempo e colò rapidamente a picco.

Il Relitto oggi

Uno dei primi subacquei immersosi sul relitto usando miscele trimix, fu sicuramente Rudy Crespi, un istruttore subacqueo di Sanremo che aveva conoscenze tra i corallari ed i sommozzatori professionisti.
(Credo che fu sempre lui a scendere per primo sul relitto del bombardiere Italiano ad Arma di Taggia) Poi vi fu qualche anno di stasi, ma ora che l'uso delle miscele respiratorie si sta diffondendo sempre più, questa immersione è diventata alla portata non di tutti, ma di molti.
Io ci sono andato con gli amici Michele Geraci e Luca Chilà, accompagnati dal suocero di Michele che ha messo a disposizione la sua ottima pilotina per varie escursioni sul relitto.
Scendendo lungo il pedagno che ci porta sul relitto della Tirpitz ripenso alla storia del suo affondamento e sono curioso di vedere come si è mantenuto questo relitto dopo quasi 60 anni sul fondo del mare. La nave giace su di un fondale di 87 metri coricata sul lato sinistro, ed è perfettamente integra in ogni sua parte, i grandi alberi appoggiano sul fondo quasi per mantenere in perfetto assetto sul fianco la nave che così non ha potuto rovesciarsi. Impressionanti i numerosi ed enormi argani disseminati sul ponte.
La cosa più notevole è il grande squarcio sulla fiancata di dritta, ove la nave venne colpita dal siluro, ed all'interno della murata squarciata dall'esplosione è ben visibile la grande caldaia. A prua invece vi è uno squarcio di minori proporzioni che potrebbe essere stato provocato da un colpo di cannone o da una esplosione interna: entrando da questo squarcio si passa per gli alloggi dei marinai e da un ampio boccaporto sempre visibile si ritorna sulla coperta.

Ricordo che durante la seconda immersione ad un certo punto era improvvisamente diminuita la luce, strano ho pensato, era una splendida giornata senza l'ombra di una nuvola, come mai il tempo era cambiato così in fretta: poi alzando gli occhi verso la superficie mi sono accorto che stava passando sopra di noi un branco di acciughe, che avevano oscurato il sole e che schizzavano da una parte e dall'altra come se fossero inseguite da qualche grosso pesce, ma di questi nemmeno l'ombra, dopo poco le acciughe si allontanarono e la luce e tornò.

Purtroppo alcuni mesi or sono dei subacquei del luogo hanno recuperato la campana della nave.
Questo ha si permesso una identificazione certa del relitto, ma è stato asportato un pezzo originale della nave, noi preferiamo che ogni cosa venga lasciata al suo posto, si sarebbe potuto provvedere alla pulizia della campana identificando cosi lo stesso il relitto ma lasciandola dove era, per la gioia dei subacquei futuri che avrebbero potuto ammirarla bella lucida nel posto ove si trovava quando la nave era navigante.
Per visitare bene questa nave occorreranno sicuramente molte immersioni e noi ci ripromettiamo di farne altre nei prossimi mesi ma sono sicuro che ogni immersione sarà sempre più bella ed affascinante di quella precedente.
Il Tirpitz è un bel relitto che vale sicuramente la pena di visitare, anche se per farsi una buona idea dell'intera nave, ci vorranno almeno tre o quattro immersioni.

Alla ricerca del Tirpitz

di Michele Geraci
Ormai sono passati anni da quando ho lavorato con Rudy e Fabio per il ritrovamento del peschereccio del MONICA II, tragicamente affondato davanti a Sanremo.
Per quella speciale occasione sono stato imbarcato sulla motovedetta della Guardia Costiera C.P.508, con la mansione di addetto al rov, insieme a me anche due sommozzatori civili. Il nostro compito, una volta ritrovato il relitto, era di filmarlo ed ispezionarlo. L'ultimo giorno abbiamo chiesto a Rudy di portarci a fare una "ciumba" sul vapore.
Purtroppo non è stato possibile a causa dei suoi impegni di lavoro ma ci ha promesso che presto saremmo riusciti ad andarci. Un anno dopo è mancato, è stata una grave perdita per la subacquea italiana e non solo. Da allora del Tirpitz non si è saputo più nulla.
Solo nell'estate del '99 ho avuto il tempo per ricercare quella nave tanto cantata per la sua maestosità, solo il 29 luglio ho capito l'emozione che Rudy aveva provato il giorno del suo ritrovamento. La mira che avevo era una sola e data la lontananza con la costa facevo fatica a distinguerla. L'eco mi segnava novanta metri di fondo piatto e fangoso. Dopo tre ore e parecchia carta sprecata, finalmente il primo segno: non credevo ai miei occhi il fondale da 86 mt. s'impennava di 90° fino a raggiungere i -67. Una montagna di venti metri era sotto di noi, alla seconda passata ho buttato il pedagno, dieci minuti per vestirci e dare le raccomandazioni al barcaiolo, un minuto per scaricare l'adrenalina e via! La discesa era abbastanza veloce, avevo un po' di timore, non immaginavo come mi si poteva presentare il relitto.
Finalmente a sessanta metri abbiamo intravisto la sagoma, non riuscivamo ad orientarci vista la grandezza della nave.
La luce del faro si rifletteva nella lamiere, subito ho capito che il Tirpitz poggiava su un lato, noi eravamo sulla paratia e vicino al piombo del segnale c'era lo squarcio del siluro. Ci siamo buttati oltre il parapetto e giunti al cassero, ci si è presentata di fronte la ciminiera. Una volta sul fondo ci siamo addentrati negli alloggi ma, dopo una ventina di metri, dato che avevamo una miscela povera di elio, la narcosi degli 85 metri si è fatta sentire e quindi siamo ritornati sui nostri passi, con una diagonale abbiamo raggiunto la parte meno profonda. Solo dieci i minuti di fondo, per la prima immersione poteva bastare: lo scopo era quello di controllare le mire.
E' stata un'emozione unica! Appena rientrato al porto ho telefonato a Corti: "Claudio, prepara le macchine fotografiche che finalmente ci siamo".

Informazioni

Per immersioni sul relitto del Tirpitz rivolgersi a:

Michele Geraci - Ventimiglia tel. 0184.351229 - 03479787594

NAUTILUS Technical Diving Center - Imperia tel. 0183.276050 - 0348.8515960

Pianeta Blu Diving center - Luca Coltri - tel. 0184220022



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Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2007

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