Nervi d'acciaioLo Stress nelle immersioni profonde e in grottaQUALI PERICOLI COMPORTA UN ATTIVITÀ SVOLTA IN UN AMBIENTE OSTILE, CON ATTREZZATURE COMPLESSE, PESANTI E SPESSO DIFFICILI DA GESTIRE? SIAMO SICURI DI ESSERE ALL'ALTEZZA DELLA SITUAZIONE E DI NON ESSERE DI PESO AI COMPAGNI? IN QUESTO SERVIZIO TROVEREMO MOLTE RISPOSTE ALLE NOSTRE DOMANDEPubblicato sulla rivista SUB n. 217 - Ottobre 2003 Testo di MAURO CAMPINI
Nel linguaggio comune, la parola stress viene comunemente utilizzata per definire lo stato psicofisico
di un soggetto sottoposto a stimoli nocivi, fisici e sociali, che agiscono con una elevata intensità e
per un lungo periodo di tempo, assumendo anche il significato di strapazzo fisico e mentale, o di
prolungata tensione nervosa.Originariamente, nella lingua inglese il termine stress voleva dire difficoltà, avversità, contrattempo, afflizione. Oggi, si vuole indicare uno stato di tensione o di resistenza di un soggetto, o di un oggetto, che si oppone a forze che agiscono su di lui. Le seguenti definizioni aiutano a delinearne le caratteristiche: risultato dello squilibrio tra le richieste poste ad un individuo e la capacità dell'individuo stesso di rispondere a quelle richieste (Mc Grath 1970); oppure: perché una situazione risulti stressante è necessario che l'individuo percepisca come gravi le conseguenze di un eventuale errore (SeIIs 1970). A questo punto, appaiono chiari i due fattori che caratterizzano una situazione di stress: la differenza tra richieste e possibilità di soddisfarle, nonché la gravità delle conseguenze di questa incapacità.. (Fig. 1) Tutto ciò assume la connotazione di una forza motrice per l'adattamento a una situazione caratterizzata da nuove richieste. Lo stress è quindi indispensabile per garantire l'adattamento. Ma quando le risorse psichiche necessarie non sono sufficienti a raggiungere il traguardo, l'organismo reagisce in modo anomalo, dando origine, in alcuni casi, a situazioni patologiche. Gli stimoli esterni a cui siamo sottoposti hanno, perciò, azione diretta non solo sul sistema psicologico, ma anche su quello biologico. Le tipiche e più semplici reazioni possono essere: eccitazione, rossore, tachicardia, sudorazione. Il loro livello determina il modo in cui il soggetto risponde, correttamente o non correttamente, alle richieste a cui è sottoposto e l'accuratezza delle risposte è strettamente legata al livello di eccitazione, e quindi di stress. Il livello più basso di eccitazione corrisponde al sonno profondo. Al crescere dell'eccitazione si passa al risveglio e, quindi, a un aumento delle capacità d'attenzione, delle capacità percettive, sensoriali e di sintesi, fino ad arrivare a un livello massimo corrispondente al livello ottimale di eccitazione. Superato il quale, l'aumento ulteriore dell'eccitazione (stress) provoca l'insorgere di turbe emotive, che possono condurre velocemente alla completa disorganizzazione.
Il livello di eccitazione ottimale, corrispondente alla massima accuratezza dell'esecuzione, sta a metà tra i due
estremi, quello relativo a uno stato di sonno profondo e quello relativo allo stato di disorganizzazione. (Fig 2)
In condizioni normali, lo stress è una risposta positiva dell'organismo, che stimola l'adattamento alle nuove
richieste. Ma se l'adattamento non avviene, o se la continuazione degli stimoli induce a un eccesso di stress (chiamato anche "distress" in gergo tecnico), questo si trasforma in una condizione negativa, che comporta risposte anomale da parte dell'organismo. Le capacità, le richieste e le conseguenze sono soggette a variazioni soggettive e ambientali. L'individuo può intervenire sia sui primi due fattori (capacità e richieste) sia sul terzo fattore (conseguenza) con un training opportuno, mirato ad aumentare le capacità psicofisiche dell'organismo (allenamento, preparazione psicologica), a diminuire le richieste (selezione, controllo dell'autosuggestione e controllo emozionale), ad analizzare con razionalità ogni possibile emergenza (preparazione tecnica, autocontrollo, autosuggestione, sviluppo di procedure). La speleosubacquea e l'immersione profonda in acqua libera sono attività con notevoli coinvolgimenti psicologici ed emozionali, che nella maggioranza dei casi portano ad agire in condizioni di stress, che pertanto va conosciuto e controllato. Le cause dello stressPrima, durante e dopo l'immersione il subacqueo profondista e Io speleosub sono sottoposti a una serie di stimoli di natura fisica e psicologica che intervengono pesantemente sulle decisioni da prendere, o sul comportamento in immersione. Questi stimoli possono essere raggruppati in esterni (interazione con l'ambiente) ed interni (autosuggestione).Il soggetto deve agire in un ambiente in cui, per sopravvivere, è necessario utilizzare e saper gestire una complessa e pesante mole di attrezzature, che devono essere montate, trasportate e indossate fuori dall'acqua, molto spesso in condizioni precarie e disagiate. E' necessario avere fiducia nell'attrezzatura e saperla adoperare senza commettere errori. Inoltre, durante l'immersione il subacqueo deve svolgere una serie di compiti, fisicamente ed emotivamente impegnativi. L'obiettivo dell'immersione deve essere raggiunto nello stretto rispetto dei tempi imposti durante la pianificazione e pertanto strettamente correlati con l'autonomia che l'attrezzatura e le scorte di gas impongono. Molto spesso si agisce in condizioni di freddo e di scarsa visibilità. Ognuno di questi fattori determina una pressione psicologica e fisica a cui il soggetto deve far fronte. In più, l'ambiente e gli stimoli a cui il subacqueo è sottoposto, unitamente al retaggio culturale, suggestionano il soggetto, spingendo la sua mente a immaginare scenari fantastici, spesso catastrofici, il più delle volte ingiustificati. La suggestione derivante dall'ambiente si integra con l'autosuggestione e compone una miscela pericolosa, tenuta a bada solo dall'autocontrollo e da una dettagliata istruzione tecnica. Già da solo, il fatto di dovere scegliere e gestire una grossa mole di attrezzature può indurre un livello eccessivo di stress. Ciò è da attribuirsi alle seguenti cause: dover scegliere l'equipaggiamento ottimale in termini di sicurezza e ridondanza, non avere perfetta conoscenza dell'equipaggiamento stesso, non avere una perfetta fiducia nell'equipaggiamento. Il subacqueo potrebbe decidere di immergersi pur non avendo completa fiducia in ogni parte del suo equipaggiamento. E questa sfiducia potrebbe sembrare irrilevante al momento dell'immersione, ma poi, in profondità, magari durante un'emergenza, affiorerebbe dal subconscio, aggravando ulteriormente il carico psicologico da gestire. Il voler dimostrare a se stessi, o agli altri, di poter fare cose per cui non si ha la certezza di riuscire, andare oltre quelle che sono le nostre reali capacità, costituisce un grosso fattore incidentale. La maturità richiesta a ogni subacqueo deve portare il soggetto a non accettare sfide per cui non è preparato, o per cui non è disposto ad accettare il rischio. Il carico di lavoro sopportabile è strettamente correlato al grado di preparazione del sub, all'allenamento e al grado di accuratezza richiesta. Quest'ultima, in particolare, è di fondamentale importanza, dato che nella maggior parte delle azioni non è ammesso alcun margine di errore. Ma può accadere che il sovraccarico di compiti e il poco tempo a disposizione agiscano sul subacqueo generando un divario tra le richieste e le possibilità di soddisfarle: dovendo fare troppe cose in poco tempo, potrebbe non essere più possibile garantire il grado di accuratezza richiesto e ci si metterebbe, quindi, in una situazione di potenziale pericolo. La presenza di un compagno è fonte di sicurezza. Da sempre l'uomo ha tentato di domare le proprie paure attraverso il conforto derivante dall'appartenenza a un gruppo. Inoltre, tutte le didattiche commerciali inculcano negli allievi il concetto della sicurezza legata all'immersione in coppia. In molti casi, però, nell'immersione in grotta è richiesto un intervento solitario. E allora questa sicurezza viene a mancare. Ma che cosa succede quando, in immersione con un compagno, ci accorgiamo della sua incompetenza? La necessità di dovere intervenire in suo aiuto, o la difficoltà derivante dalla mancanza di feeling tra gli elementi del gruppo, comporta un sovraccarico di compiti negli elementi competenti, generando in costoro una situazione di stress. Già, ma al compagno incompetente che cosa succede? Se è inconsapevole della sua incompetenza, o se questa è istituzionale (allievo o cliente), egli non subirà alcuna pressione, ma se, viceversa, ne è consapevole, allora subirà una duplice pressione, derivante sia da un sovraccarico di compiti, dettato dalla volontà di essere allo stesso livello degli altri elementi del gruppo, sia dalla paura di non riuscire nell'impresa. Effetti dello stressPiccoli livelli di stress possono non dare segnali percettibili, ma, quando il carico comincia a diventare consistente, il soggetto manifesta una serie di comportamenti che possono essere individuati dal soggetto stesso o da un compagno di immersione che osservi con attenzione. I segnali di stress individuabili dal subacqueo medesimo possono essere: aumento del ritmo respiratorio, necessità di tenersi fortemente a una cima, contatto con il compagno, necessità di fuga (dall'acqua, da una grotta, dalla barca); i segnali di stress individuabili dai compagni sono, invece: risposte ritardate o scorrette, occhi sbarrati, movimenti confusi e scoordinati, alterazioni comportamentali (loquacità, silenzio), eccessivo controllo dell'attrezzatura.Potrebbe capitare che le percezioni siano compromesse, nel senso che il soggetto potrebbe percepire solamente l'elemento più evidente di un problema senza considerare le ulteriori informazioni a disposizione, che potrebbero portare a una soluzione razionale. Sarebbe allora necessario allenare le capacità percettive, imparando a "sentire" tutti i segnali che provengono dall'interno e dall'esterno del nostro corpo. Solamente la selezione razionale dovrà dirci quali segnali considerare e quali ignorare. Ma potrebbe succedere che il soggetto, pur avendo a disposizione tutte le informazioni necessarie, non sia in grado di sintetizzare la conclusione, o non sia in grado di agire di conseguenza, oppure che agisca in modo differente dalla decisione presa.
La compromissione delle capacità di reazione porterebbe il sub a non agire in modo coerente, o
a non agire pur avendo sintetizzato un'azione coerente in seguito alle informazioni in suo possesso.
Il panico è l'ultimo stadio della compromissione mentale: il soggetto agisce in modo inconsulto
e disordinato, senza alcuna connessione razionale, e tende solamente a soddisfare in modo istintivo
una richiesta che in quel momento giudica primaria. Quando lo stress aumenta, diminuisce la sensibilità
a individuarlo e ad agire di conseguenza.Si innesca, in questo modo, una reazione a catena che, se non viene interrotta tempestivamente, avrà come ultima e inevitabile conseguenza il panico, uno stato di disorganizzazione totale. E' necessario intervenire il più presto possibile e più l'intervento sarà all'inizio della spirale, più facile sarà ripristinare la normalità. Il soggetto potrà interrompere la catena sul nascere solamente se sarà in grado di autodiagnosticare la sua situazione di stress, riconoscendone in tempo i sintomi. L'analisi di un compagno è, di solito, più tardiva e arriva quando la situazione di stress è avanzata e, quindi, più difficile da interrompere. (Fig. 3) Prevenzione, controllo, gestioneDurante lo svolgimento di un'immersione, la differenza tra le richieste degli stimoli esterni e le capacità del subacqueo di soddisfarle causerà un determinato grado di stress, che, se mantenuto entro livelli normali, svilupperà, come abbiamo detto, un adattamento psicologico alle situazioni, migliorando le capacità e riducendo la tensione, fino ad annullarla.Abbiamo visto che esiste un livello ottimale di eccitazione, che comporta il massimo di risposte corrette. Il processo di adattamento, però, può diminuire lo stress al punto da arrivare a una sotto eccitazione, a uno stato di torpore. Il soggetto è ben preparato per affrontare le richieste a cui è sottoposto, ma il suo livello di attenzione è insufficiente. Devono intervenire, perciò, meccanismi razionali, che impongano al soggetto la massima vigilanza pure in assenza di stimoli esterni che inducano stress. Questi meccanismi possono essere cercati nelle tecniche di concentrazione e di controllo della mente. Può succedere, al contrario, che un'emergenza causi un grosso e improvviso aumento delle richieste. In un soggetto in via di adattamento, o in un soggetto pronto per una normale routine, ciò potrebbe causare l'immediato insorgere di uno stato di stress, compromettendo le sue capacità di gestire l'emergenza. In una situazione del genere, il subacqueo deve controllarsi per evitare di cadere nella disorganizzazione e nel panico e, contemporaneamente, deve agire razionalmente, cosa possibile solo dopo aver sviluppato un adattamento perfetto all'imprevisto. Questo comporta allenamento alla gestione delle emergenze, adattamento all'ambiente, preparazione fisica e tecnica. Come prevenzione, il subacqueo deve programmare l'immersione in modo da evitare emergenze di ampiezza tale da non essere gestite.
E ciò comporta un'accurata scelta dell'immersione stessa, del compagno, dell'attrezzatura e delle procedure d'emergenza.
La situazione ottimale sarebbe quella in cui il sub ha sviluppato un adattamento all'emergenza.
In condizioni normali, cioè, l'individuo non dovrebbe avere stress (capacità superiori alle richieste),
ma riuscire a mantenere ugualmente la massima vigilanza, in modo da poter avere un'accuratezza di esecuzione
simile a quella derivante da un livello ottimale di stress. La capacità di concentrazione deve intervenire anche per individuare, nel caso di un'emergenza di dimensioni maggiori, i segnali che avvisano della presenza di un eccessivo livello di stress e che, quindi, ne impongono la gestione con l'interruzione della spirale prima che questa conduca al panico. Non essendo determinabile a priori il livello delle richieste derivanti da un'emergenza, il subacqueo deve poterle dedicare tutte le energie disponibili, evitando di disperderle in attività che possono essere svolte in modo automatico o riflesso. E pertanto necessita che tutte le procedure relative al normale svolgimento dell'immersione siano sovraimparate. In questo modo, ogni azione avviene in modo riflesso e non ragionato e tutte le risorse sono disponibili per fronteggiare l'emergenza. lì sub deve essere cosciente delle proprie effettive capacità e dell'ampiezza delle emergenze che si possono verificare. La consapevolezza di questi due fattori determina la consapevolezza del livello di rischio a cui il soggetto si sottopone e che è disposto ad accettare. Qualora si pensasse di affrontare una situazione a cui non si è preparati ci si sottopporrebbe a molti rischi, poiché ci ritroveremmo senza quei segnali di allarme derivanti dallo stress che ci potrebbero avvisare della inadeguatezza della nostra preparazione. Solo in caso di necessità, infatti, il soggetto si rende conto di non essere all'altezza di quanto sta facendo. Ma quando ciò succede, l'ampiezza delle richieste ha già superato le capacità di reazione. (Fig. 4) Aumento delle capacità personaliPreparazione fisica, allenamento e controllo della forma, alimentazione, preparazione tecnica (teorica e pratica) sono tutti argomenti da considerare per aumentare le proprie capacità personali.E' necessario allenarsi simulando situazioni che comportino realmente stress, inserendo fattori come la pressione sul tempo, l'affaticamento fisico, la minaccia all'orgoglio, il sovraccarico di compiti. La preparazione teorica deve tener conto dell'analisi di scenari incidentali e di situazioni d'emergenza, dell'adattamento psicologico e sensoriale. Le tecniche di controllo comprendono: visualizzazione positiva (suggestione), training autogeno, tecniche di controllo della respirazione, tecniche di controllo della mente, miglioramento e sensibilizzazione alle percezioni sensoriali. La valutazione dei soggetti deve essere effettuata sia per chi si avvicina all'attività (eventualmente scoraggiandone la prosecuzione) sia, cosa ancora più importante, per la scelta del compagno di immersione, o per la formazione di team che devono svolgere assieme determinate attività. Le caratteristiche da evitare sono: predisposizione al panico, antifobie, egocentrismo, protagonismo, spavalderia eccessiva. Le caratteristiche da ricercare sono: maturità, esperienza, intelligenza, autocontrollo, voglia di fare bene, affidabilità, rapidità di ragionamento analitico deduttivo, motivazione, tranquillità. Una buona preparazione fisica generale è indispensabile: da curare maggiormente sono la capacità e la resistenza aerobica e la forza generale. Non è richiesta una potenza muscolare specifica, anche se un'alta soglia lattacida è comunque fondamentale perché in alcuni tipi di immersione la corporatura fisica è di aiuto. Le caratteristiche richieste, pertanto, sono: capacità aerobica, potenza aerobica, forza fisica generale, alta soglia aerobica. L'apnea è il miglior allenamento per tutte le immersioni professionali e impegnative. Serve a migliorare il controllo della respirazione, insegna ad agire in condizione di pressione sul tempo, insegna a controllare fino a che punto spingersi e a non superare il limite imposto. L'allenamento all'apnea richiede tempo e dedizione, ma i primi risultati non tarderanno ad arrivare. La preparazione teorica, unitamente alla pratica in piscina prima e in acque libere poi, costituiscono il punto di partenza. Le tecniche di concentrazione e di controllo della mente insegnano a diventarne padroni. Attraverso le tecniche di concentrazione è possibile comandare la mente e non farsi condizionare da essa. Il mantenimento della concentrazione, focalizzando tutte le nostre energie sulla esatta percezione degli stimoli esterni e interni a cui siamo sottoposti, senza inutili divagazioni, pongono il subacqueo in una condizione di massima efficienza, in cui la corretta applicazione delle tecniche di immersione apprese e lo svolgimento dei compiti richiesti rappresentano l'obiettivo principale. Divagazioni e disordine mentale ci spingono verso la distrazione e l'autosuggestione: in uno scenario di immersione profonda o speleosubacquea, questo ci porterebbe irrimediabilmente a un ingigantimento dei pericoli a cui potremmo essere sottoposti. Il controllo della mente può essere spinto fino a livelli estremi (trance, meditazione profonda, autoipnosi), ma efficaci tecniche di concentrazione possono essere apprese da chiunque. Il controllo della respirazione mira a due importanti traguardi: diminuire i consumi di gas e influire sui processi psichici. Normalmente, durante i corsi subacquei, si sente ripetere che in acqua si deve semplicemente respirare in modo normale, come durante una qualunque attività di superficie. Questo è totalmente sbagliato nelle immersioni profonde e speleo. E' necessario, invece, adottare un ritmo respiratorio tale da diminuire i consumi e aumentare l'autonomia. il subacqueo deve adattare il carico di lavoro al ritmo respiratorio, e non viceversa. Un corretto ritmo respiratorio facilita anche il rilassamento e l'autocontrollo, agendo direttamente sui nostri processi psichici e riducendo la pressione psicologica nei momenti di stress. Una corretta respirazione deve sfruttare l'intero volume polmonare, riducendo al minimo i volumi morti e permettendo un corretto scambio alveolare. E questo avviene soltanto se si automatizza un'azione respiratoria completa e diversa da quella a cui siamo abituati. La tecnica delle visualizzazioni positive attraverso il coinvolgimento del sistema nervoso emozionale consente di porsi in condizioni psicofisiche ottimali per affrontare un'immersione. Il subacqueo deve immaginare l'immersione in modo positivo, ripercorrendo mentalmente le attività da svolgere e pensandole condotte con esito favorevole, senza incidenti, in un ambiente amichevole e conosciuto. Tutto questo deve essere fatto per alcuni minuti prima dell'immersione, prima o dopo avere indossato l'attrezzatura, oppure durante una breve pausa di alcuni minuti alla profondità di pochi metri, prima della discesa in profondità vera e propria. Il training autogeno è una tecnica di rilassamento che produce reali modificazioni psicologiche e fisiologiche. Attraverso esercizi da apprendere e ripetere in modo autonomo, insegna a separare e distinguere le azioni dei sistemi simpatico e parasimpatico, permettendo di creare un giusto equilibrio psicofisico e di controllare in modo volontario reazioni fisiche che normalmente non sono sotto controllo. Un essere umano è in contatto con il mondo esterno attraverso i cinque sensi: egli ascolta, vede, tocca, annusa e assapora. Questi sensi gli permettono di percepire le sensazioni e ciò che l'ambiente esterno gli comunica. l'improvviso annullamento di uno dei sensi può provocare reazioni variabili da individuo a individuo, che possono arrivare fino al panico.
Da non sottovalutare sono anche le malattie, o psicosi, derivanti da particolari stimoli sensoriali
(paura del buio, claustrofobia, psicosi da contatto, psicosi uditive).La mancanza, o la menomazione, di uno dei sensi spinge normalmente un soggetto all'adattamento, sviluppando maggiormente i sensi rimanenti. Il subacqueo in immersione si trova in una situazione in cui due dei cinque sensi non sono assolutamente usati (olfatto e gusto), mentre gli altri sono obbligati a lavorare in una condizione particolare. Gli stimoli tattili percepiti in superficie non vengono utilizzati in acqua. In superficie si avvertono stimoli come il vento, il caldo e il freddo sulla pelle, si è sottoposti a un campo di forze gravitazionali che, percepito dal sistema tattile, ci fa facilmente pervenire informazioni quali l'alto, il basso, il peso. In immersione, la forza gravitazionale non è percepita come in superficie; la sensazione di freddo è predominante, siamo sottoposti a un nuovo campo di forze: la pressione. La sospensione dell'acqua può indurre vertigini e nausea provocate da distorsioni visive; un termoclino può alterare sensibilmente la percezione. Inoltre, fattore molto importante, è possibile trovarsi in qualunque momento immersi nella più completa oscurità. In immersione i suoni ci sembrano amplificati, ingigantiti (rumore delle bolle, sibili dell'attrezzatura) e in genere non sono familiari e ben distinti come in superficie. La nostra mente collega gli stimoli sensoriali a ricordi e sensazioni reali (esperienza) o immaginari (suggestione). Basandosi su questo collegamento, dà origine a un processo deduttivo. Per cui gli stimoli sensoriali distorti, percepiti in immersione, possono essere interpretati in modo erroneo dalla mente e per porvi rimedio è quindi necessario addestrare la nostra percezione sensoriale all'ambiente in cui dobbiamo lavorare. (Fig. 5) Mauro Campini |
Nel linguaggio comune, la parola stress viene comunemente utilizzata per definire lo stato psicofisico
di un soggetto sottoposto a stimoli nocivi, fisici e sociali, che agiscono con una elevata intensità e
per un lungo periodo di tempo, assumendo anche il significato di strapazzo fisico e mentale, o di
prolungata tensione nervosa.
Il livello di eccitazione ottimale, corrispondente alla massima accuratezza dell'esecuzione, sta a metà tra i due
estremi, quello relativo a uno stato di sonno profondo e quello relativo allo stato di disorganizzazione. (Fig 2)
In condizioni normali, lo stress è una risposta positiva dell'organismo, che stimola l'adattamento alle nuove
richieste.
La compromissione delle capacità di reazione porterebbe il sub a non agire in modo coerente, o
a non agire pur avendo sintetizzato un'azione coerente in seguito alle informazioni in suo possesso.
Il panico è l'ultimo stadio della compromissione mentale: il soggetto agisce in modo inconsulto
e disordinato, senza alcuna connessione razionale, e tende solamente a soddisfare in modo istintivo
una richiesta che in quel momento giudica primaria. Quando lo stress aumenta, diminuisce la sensibilità
a individuarlo e ad agire di conseguenza.
E ciò comporta un'accurata scelta dell'immersione stessa, del compagno, dell'attrezzatura e delle procedure d'emergenza.
La situazione ottimale sarebbe quella in cui il sub ha sviluppato un adattamento all'emergenza.
In condizioni normali, cioè, l'individuo non dovrebbe avere stress (capacità superiori alle richieste),
ma riuscire a mantenere ugualmente la massima vigilanza, in modo da poter avere un'accuratezza di esecuzione
simile a quella derivante da un livello ottimale di stress.
Da non sottovalutare sono anche le malattie, o psicosi, derivanti da particolari stimoli sensoriali
(paura del buio, claustrofobia, psicosi da contatto, psicosi uditive).