RECUPERO E SALVATAGGIO DI UN ROV INCAGLIATO A -100
Nella giornata di sabato 15 Aprile 2006 due sommozzatori della Trimix Scuba Association sono intervenuti per recuperare un ROV incagliato a – 100 sul lago di Como.
In località Nobiallo, nei pressi di Menaggio, si sta costruendo un grande porto turistico che offrirà circa 120 posti barca. Come protezione delle banchine galleggianti sta per essere posizionata una diga anch’essa galleggiante, di fabbricazione Svedese e di notevoli dimensioni. Per ormeggiare la diga galleggiante devono essere posizionati un centinaio di "Corpi Morti" del peso di 120 quintali cadauno. Tutte le operazioni di posa dei corpi morti e di ormeggio della diga devono essere filmate, questo per accordi preventivi presi dalla ditta incarica di realizzare l’opera col committente. Durante le operazioni di ripresa dell’ormeggio di uno di questi corpi morti un ROV che stava effettuando l’ispezione e la ripresa televisiva si è incagliato sul fondo. I tentativi di disincagliarlo effettuati con l’uso dei motori del mezzo subacqueo hanno portato ad un incagliamento maggiore, in quanto una cima vagante è finita in un’elica in modo da bloccare completamente il ROV; inoltre il blocco del motore ha mandato in sovraccarico i sistemi di sicurezza provocando la fusione di alcuni circuiti elettronici e lo spegnimento totale del mezzo. Quando i due subacquei, Claudio Corti e Oscar Lodi Rizzini si sono preparati per la discesa gli unici dati certi di cui disponevano erano: - La profondità operativa, 100 metri. - L’ombelicale del ROV che li avrebbe guidati nella discesa. A questo punto, caricata l’attrezzatura sul mezzo di lavoro di una ditta di lavori subacquei, i due sub si sono equipaggiati: - con bombole in circuito aperto Oscar - con un rebreather a circuito semichiuso Claudio. Nei primi metri di discesa l’acqua era veramente torbida, per divenire più limpida man mano che si scendeva, sul fondo la temperatura era attorno ai 5/6 gradi centigradi. Ovviamente, come ben sanno i subacquei che si immergono nei nostri laghi prealpini, la luce scompariva totalmente sotto i – 30 metri. Sul fondo la visibilità era buona e la vista, già dai – 85 / 90 del ROV incagliato, che spiccava per il suo bel giallo dal tetro colore del fondo lacustre, ha subito rincuorati i due profondisti ed ha reso attraente l’immersione facilitando il raggiungimento del suo obiettivo finale. Il disincaglio del robottino.L’operazione non si è dimostrata delle più semplici, in quanto il Rov si era aggrovigliato in una grossa cima, per fortuna quasi nuova e che col suo colore bianco spiccava dal fondo.Inoltre in un’elica si era annodato un altro spezzone di cima più vecchia. Mentre con un poco di pazienza i sub sono riusciti a sbrogliare la cima più nuova, per quella nell’elica non hanno potuto che tagliarla; ma il robusto materiale di cui era composta ha reso difficile anche questa, all’apparenza, pur semplice operazione. Una volta liberato il ROV i sub hanno segnalato alla superficie di procedere al recupero del mezzo come infatti è avvenuto e i due subacquei hanno così potuto iniziare e completare la lunga e lenta risalita sulla cima di ormeggio di una boa. Il tempo di fondo non ha ecceduto i 18 minuti. Per effettuare la risalita e la decompressione i sub hanno utilizzato le tabelle fornite alla nostra didattica (T.S.A.) dal professor Pasquale Longobardi, tabelle che garantiscono buoni margini di sicurezza. I sub sono potuti uscire dalle acque del lago dopo poco più di due ore. |




















