Il ritrovamento di un rimorchiatore armato

di Paolo Nannini


La storia di questo relitto inizia probabilmente in una notte di guerra dei primi anni '40 quando alcuni Castiglionesi videro dei bagliori a largo del porto e delle esplosioni. Dopo la guerra il punto di affondamento fu localizzato come "afferratura" per le reti e riportato nella preziosa pubblicazione della Marina Mercantile "Il fondo del mare da Piombino all'Argentario" del Tenente di Vascello Nicola Fusco (Roma 1962) come "Scafo in ferro" a profondità m. 100, con i relativi allineamenti a terra.

Chiave Essendo riuscito a procurarmi la pubblicazione di cui sopra, nell'estate 2000 contattai alcuni Capi Pesca dei pescherecci Castiglionesi a proposito del relitto n.42 della carta di pesca di Fusco. Seppi così che anni prima il relitto aveva catturato una rete a strascico e che insieme ai brandelli di rete recuperati era emersa un'enorme chiave inglese! La cosa più importante furono però le coordinate GPS scrittemi su un pezzo di carta da Luca Franceschetti.
Le coordinate erano approssimative e per altro rilevate con GPS prima dell'eliminazione della SA da parte degli americani per cui dovemmo faticare non poco a localizzare con precisione il relitto scandagliando a circa 5nm a Sud di Castiglione della Pescaia nel settembre dello stesso anno.

Reti sul rimorchiatore armato Dovetti aspettare l'estate successiva per preparare la prima immersione sul relitto n.42. Il giorno fatidico fu il 30 luglio 2001, una giornata serena ma con brezza tesa di maestrale fin dalla prima mattinata per cui, a fine immersione, il mare era discretamente montato creandoci qualche problema per riportare le attrezzature a bordo dell'Aleph (una barca a vela di 42 piedi). Sull'Aleph eravamo io, Mirko Berni e Stefano Ruia due carissimi amici tecnici e Franco. Siamo scesi nel blu io e Stefano dopo aver pedagnato il relitto con un rampino, Mirko ci avrebbe aspettato girando intorno al pedagno. E i nostri occhi si sono riempiti di immagini indimenticabili nella tenue luce degli abissi. La prua in assetto di navigazione tozza e dritta tipo rimorchiatore con un cannoncino (o forse mitragliatrice) montato sulla coperta; le gotiche geometrie delle reti impigliate sul relitto e ancora sollevate da grandi galleggianti sferici, e per finire nella parte centrale sotto la grande tenda della rete il telegrafo di macchina incrostato ma sorprendentemente accessibile. I 10 minuti programmati passano in fretta... alla prossima.

La "prossima" e cronaca recente: siamo riscesi per la seconda volta il 10 luglio di quest'anno 2003 io, Poldo Magnani e Claudio Corti con la preziosa assistenza di Sandro del Sestante Diving di Follonica. Abbiamo agganciato il relitto con l'ancorotto del pedagno e poi giu', io e Poldo con il tribombola, Claudio con il rebreather e la macchina fotografica. Purtroppo c'era corrente da Sud e sotto i 90 metri la visibilità scendeva a 15 centimetri, avevamo comunque agganciato la rete sospesa e sotto stava il relitto fra nuvole di Anthias, una breve incursione e poi, viste le pessime condizioni della visibilità, dopo soli 5 minuti su' verso la superficie.

Il mare difende bene i suoi segreti, ma non ci arrendiamo. Il pedagno è lì che ci aspetta per altre esplorazioni intorno ai -100m!

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Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2007

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