A - 70 m sul Re FarukPubblicato su Sub n.185, Febbraio 2001Il relitto e' adagiato su un fondale al largo di Capo Noli, in Liguria. Si tratta di un veliero da carico francese lungo trenta metri affondato nel 1955. Data la notevole profondità, l'immersione è riservata soltanto a subacquei esperti nell'uso delle miscele. Tra gli scorci più suggestivi da vedere la prua completamente avvolta da fitte nuvole di anthias rosa.
La tecnologia procede a passi sempre più rapidi; ciò che oggi è una novità domani sarà già superato.
Le immersioni a novantacinque o cento metri, quote raggiunte negli anni 80 esclusivamente da alcuni
corallari, oggi stanno diventando un'impresa alla portata di un numero di subacquei sempre crescente.La nascita di didattiche specialistiche, l'interesse per nuove tecniche,. Il desiderio di spingersi a profondità maggiori in totale sicurezza sono i fattori che hanno decretato il successo dei sistemi di immersioni un tempo appannaggio dei soli professionisti. Il Re Faruk, meglio noto come relitto del Perotta, è stata la palestra dei "profondisti" torinesi: settanta metri di profondità, poco fuori da capo Noli, condizioni di visibilità spesso buone, accessibilità facile dai porti della zona, fascino, mistero; insomma, c'erano tutti gli elementi per sancire il successo di un'immersione su questo relitto. ![]() Erano gli anni 90 quando vi facemmo le prime immersioni, ad aria, ovviamente. Tutto era pianificato in maniera rigorosa, si sceglievano le giornate di mare piatto e di sole, si pedagnava il posto, si formavano le coppie ideali, nulla veniva lasciato al caso. Una volta risaliti, però, non eravamo mai d'accordo sulle descrizioni di ciò che avevamo visto: chi diceva che la prua era da una parte, chi dall'altra, chi diceva che lo scafo era orientato in un modo, chi nell'altro. Qualcuno addirittura diceva di aver visto la poppa, che in realtà non è mai stata ritrovata e, probabilmente è stata distrutta durante il naufragio. Tutto era da prendere, comunque, con benefici d'inventario. Come mai? Oggi, dopo essere sceso, a distanza di quasi dieci anni, con il TRIMIX, posso dare u na risposta a questa domanda: azoto, la causa di tutta quella confusione era la narcosi da azoto. Con l'allenamento avevamo imparato a controllarla, a ridurne al minimo gli effetti negativi, ma non ne eravamo esenti; lo testimonia il fatto che, in una decina di immersioni, non eravamo riusciti a tirare fuori neanche uno scatto apprezzabile. C'era sempre molta approssimazione nei nostri resoconti, non mai ricordi netti e precisi, e questo probabilmente aumentava la visione "onirica" dell'immersione. ![]() Il Re Faruk era un cutter francese a tre alberi di circa trenta metri di lunghezza e cinquanta tonnellate di stazza. Fu acquistato per una somma molto bassa da un certo sig. Perotta e adibito al trasporto di materiali pregiati. Durante un violento temporale notturno, nel 1955, naufragò due miglia al largo di Capo Noli. La storia narra che, in realtà, si fosse trattato di un auto-affondamento organizzato per incassare l'assicurazione sul carico, dichiarato di rame, ma in realtà di un materiale molto meno pregiato (come, dal resto, sosteneva l'assicurazione). Vi fu una causa, vinta dal Perotta, che incassò una bella somma; l'assicurazione fece le doverose ricerche, con l'aiuto dei palombari della marina, ma del carico non si seppe più nulla. Ma ecco, a distanza di tempo dalle prime immersioni il breve racconto della "rivisitazione" del Re Faruk. Scendiamo lungo un cavo d'acciaio fissato stabilmente sullo scafo dagli istruttori del Nereo Sub; Salvatore Catania istruttore TSA, è il mio compagno. L'importanza psicologica del cavo guida è fondamentale perché consente di scendere nel blu avendo in ogni caso un riferimento e, soprattutto, conferisce la certezza di ritrovare la strada per riemergere ed effettuare la decompressione in tutta tranquillità, considerato il fatto che, dopo una immersione di questo tipo, fare tappe di sosta, con gas diversi e in acqua libera sarebbe estremamente difficoltoso. Fino a trentacinque metri utilizziamo l'aria, oltre questa profondità la miscela TRIMIX (12% di ossigeno, 43% di elio, 45% di azoto). A circa quarantacinque metri l'acqua diventa gelida, un taglio freddissimo e improvviso ci fa rabbrividire all'interno delle mute umide; da qui, il primo insegnamento: per fare immersioni tecniche è meglio usare la muta stagna. Fortunatamente non c'era un filo di corrente, ma purtroppo la visibilità è scarsa, anche se aguzzando la vista, qualcosa d'indefinibile inizia a materializzarsi davanti a noi. L'emozione è grande: dopo tutta la fatica compiuta per preparare e indossare le pesanti attrezzature, finalmente stiamo raggiungendo il nostro obbiettivo. Anche se sono trascorsi sette anni, riconosco subito la prua del relitto, inclinata sul fianco sinistro e diretta verso levante, leggermente a sud. ![]() E' evidente che il fasciame che riveste il ponte col passare del tempo si è parzialmente disgregato; sono rimaste le travi metalliche, che, riprese in determinate prospettive, costituiscono un ottimo soggetto fotografico. Ritroviamo subito l'ancora di rispetto, adagiata proprio all'estremità della prua, mentre notiamo che le reti ammagliate sono numerose, probabilmente aumentate, in virtù del fatto che una struttura simile, in mezzo alla sabbia, si trasforma in in vero e proprio vivaio. Sono moltissime le lenze impigliate e abbandonate, che possono costituire un vero pericolo per i sub, perché sono praticamente invisibili. Nel caso si dovesse restare impigliati, conviene restare immobili e attirare l'attenzione del compagno. Ciò che più colpisce, abituato alla sensazione confusionaria delle immersioni precedenti, è la lucidità, la capacità di valutare esattamente e rapidamente le situazioni. Scegliamo con precisione tempi e diaframmi; le condizioni non sono ottimali e la visibilità e mediocre e la luminosità scarsa. Dopo aver dato una rapida occhiata al ponte, scendiamo sul fondo sabbioso dove, a poca distanza dallo scafo, notiamo una sagoma inconfondibile: un magnifico esemplare di celenterato Pennatula rubra, rosso e turgido, che si offre placido al nostro "sessanta" macro. Sono stato molto indecis o se portare una o due fotocamere scafandrate, ma ora sono contento di averne portate due, una scelta più faticosa, ma sicuramente più redditizia dal punto di vista fotografico. Facciamo alcuni scatti all'insolito soggetto, anche se esula un poco dal lavoro da svolgere, quindi ci infiliamo sotto la prua, dove, piantata nella sabbia, praticamente in piedi, giace una grossa ancora. E' un ottima inquadratura, ma qui sotto, all'ombra della prua, sembra quasi di essere in notturna. Due scatti e non perdiamo altro tempo in questa situazione, critica dal punto di vista fotografico. Del relitto vero e proprio, in realtà, non è rimasto molto, ma il contesto della situazione è affascinante ed emozionante. Usciamo dal cono d'ombra creato dal relitto e, voltandoci verso la superficie per osservarne la sagoma in controluce, restiamo sbalorditi dalla quantità di anthias che volteggiano intorno alla prua: un vero e proprio muro vivente si interpone tra il nostro obbiettivo e lo scafo; migliaia di piccoli puntini rossi che si agitano davanti al sedici millimetri. Anche altre forme di vita sono peculiari: i ricci matita e le pennatule sul fondo, i tordi fischietto maschio e femmina, una grossa aragosta che passeggia e molti saraghi e dentici davvero enormi. Purtroppo, nonostante gli immancabili vantaggi dovuti all'uso delle miscele, il tempo è tiranno, i quindici minuti programmati sono trascorsi e dobbiamo iniziare la risalita con precisione e meticolosità, osservando tempi e quote decompressive. Rispetto all'uso dell'aria la risalita è sicuramente da effettuare con maggiore lentezza e attenzione, le soste si allungano, ma ritengo che i vantaggi e la sicurezza offerti sul fondo valgano bene questo prezzo. Le foto lo confermano: su una trentina di scatti, fatti dopo sette anni che non si scendeva sul luogo e in condizioni tutt'altro che ottimali, la maggioranza sono pregevoli. Benvenuto Trimix! Sandro Bottarelli ![]() InformazioniPer immergersi sul Re Faruk ci si può rivolgere al diving center service "NEREO SUB" di Spotorno, che da anni organizza immersioni sui suggestivi relitti della costa ligure e utilizza il veliero come palestra per i corsi Trimix. I corsi si svolgono con la didattica TSA e sono gestiti dall'istruttore Trimix Trainer Salvatore Catania, contitolare del centro stesso.NEREO SUB Spotorno via Aurelia 29, Spotorno (SV) tel. e fax 019741434 cell.336614302 http://www.nereosub.com e-mail: ojegi@tin.it |
La tecnologia procede a passi sempre più rapidi; ciò che oggi è una novità domani sarà già superato.
Le immersioni a novantacinque o cento metri, quote raggiunte negli anni 80 esclusivamente da alcuni
corallari, oggi stanno diventando un'impresa alla portata di un numero di subacquei sempre crescente.


