Missione "Lago di Lares" - Ritorno nella storia
Settembre 2004
Il "Nettuno Technical Team Explorer" iscritto al gruppo ricerche e esplorazione della T.S.A. (Trimix Scuba Association) ha effettuato una serie di immersioni nell'inviolato e irraggiungibile lago di Lares nel cuore del gruppo Adamello Presanella, ecco il racconto della spedizione.
IL LUOGO E LA STORIAIl settore di nostro precipuo interesse corrisponde grosso modo all'attuale confine regionale della Lombardia col Trentino Alto Adige. E' qui che si svolsero alcune tra le operazioni militari alle quote più elevate dell'intera Grande Guerra, e sono ormai passati quasi novant'anni da quelle drammatiche giornate di fuoco.La linea che divideva i due eserciti si sviluppa per circa 170 km tra lo Stelvio e le Giudicarie, per proseguire poi, col tagliare l'ultima appendice del Lago di Garda, lungo l'attuale confine settentrionale del Veneto. Le trincee si sono ormai livellate e nelle buche scavate dalle esplosioni dei grossi calibri ricrescono le arniche e le genziane azzurre. Le vette sono ripiombate nel silenzio eterno, rotto solo dal sibilo del vento tra le rocce, i segni dei combattimenti si stanno dissolvendo col disgelo dei ghiacci che in questi ultimi anni si sta verificando sempre più velocemente a causa del costante riscaldamento del clima. I muretti a secco degli appostamenti e le piazzole delle artiglierie sono crollati e le baracchette appollaiate sul filo delle creste rocciose sono ormai divenute un ammasso di legnami fatiscenti, ma il ricordo di quegli anni di guerra è più che mai vivo nella memoria della gente dei luoghi. Nessun comandante e nessun soldato, avrebbe potuto immaginare prima del 1915 di poter condurre operazioni belliche a quote superiori ai 3000 metri, in zone glaciali e tra cime la cui altezza in alcuni casi sfiora i 4000, come nel caso del Gran Zebrù e dell'Ortles. Tanto meno si sarebbe potuto immaginare di riuscire a trasportare sino a quelle quote pezzi di artiglieria pesante anche di medio calibro. La cosiddetta Guerra Bianca, di cui gli episodi del Passo delle Topette (m 2898) e Crozzon di Lares fanno parte, costrinse quindi ad una rapidissima evoluzione della tattica militare, inducendo gli alti comandi impegnati in quella guerra ad adeguare metodi e tattiche ad una nuova realtà. Il terreno di estrema difficoltà alpinistica, unito alle temperature polari, metteva gli uomini a dura prova e li costringeva verificare personalmente quali fossero davvero i limiti estremi della loro capacità di sopravvivere, muoversi e combattere. LA PREPARAZIONEIl lago Lares (2650 m) è tra gli ultimi nati del Trentino, formatosi precisamente nel 1947 a causa del continuo ritiro del ghiacciaio del Crozzon, sul versante meridionale della Valle di Genova.Si può raggiungere solo da due itinerari.
La prima settimana di settembre 2004 abbiamo deciso di fare una perlustrazione a piedi per vedere se, organizzando una spedizione con tanto di portatori, sarebbe stato possibile raggiungere il lago. Quindi armati di tanta buona volontà abbiamo percorso l'itinerario che dalla Valle di Genova porta al lago. Abbiamo impiegato ore 4,30 per raggiungere la meta. Fra andata e ritorno 7,30 ore e tanti crampi ai polpacci nei giorni successivi. Adesso capivo perché mai nessuno aveva organizzato un'immersione in quel luogo, anche se il lago fu, nel recente passato, l'obiettivo mai raggiunto di tanti appassionati subacquei. Si tratta, in effetti, di una spedizione molto difficile da organizzare e da portare a termine, che richiede al minimo, due o più giorni di sforzi, visto anche il peso delle attrezzature subacquee da portare sino in quota. L'unica soluzione sarebbe stata quella dell'elicottero, ma bisognava riuscire ad avere i permessi. M’informo per l'elicottero e trovo una ditta di Monclassico (Trento), la “Eli-Campiglio” specializzata in servizi di assistenza aerea per lavori in alta montagna. Il costo preventivato è accettabile. Il comandante, Giuseppe Simonetti, mi rassicura che è possibile organizzare il trasporto sino al lago delle attrezzature subacquee, basta avere una documentazione che giustifichi il volo, poi a tutto il resto ci avrebbe pensato lui. Grazie all'interessamento del Dott. Massimo Pasqualini e all' “Associazione Storico Culturale Valsugana Orientale e Tesino”, invio una documentazione con lo scopo di effettuare riprese cinematografiche subacquee nel lago di Lares e finalmente, ottenuto il sospirato permesso, organizziamo la spedizione per domenica 19 settembre. L'IMMERSIONESiamo sulla riva del lago, non ci sembra quasi vero, dalla base di partenza in Val di Genova ci abbiamo messo 6 minuti, un salto in elicottero di 1600 m di dislivello.E’ impressionante ricordare che solo due settimane prima a piedi ci avevamo messo oltre 4 ore. Con questo pensiero guardo verso l'alto, sulle creste già illuminate dal sole, non fa freddo anche se siamo a metà settembre e a 2650 m. Il cielo è limpido i colori sono vivi e l'aria sembra anche più buona, che pace. Non si sente nessun rumore, nemmeno sul ghiacciaio. Viaggio con la fantasia, mi immergo nei racconti dei libri storici, le gesta eroiche degli alpini e dei kaiserjager, quando sento un rumore in lontananza, sembra quello di una mitragliatrice che si fa sempre più forte, fino a quando mi giro verso il balzo finale del lago e vedo l'elicottero con la nostra attrezzatura legata con un cavo e trattenuta in una rete. Il lago è molto grande, prendiamo i punti estremi con un GPS e risulta essere lungo 800 m con una larghezza di 450 m. Montiamo il bibombola, muta stagna con sottomuta pesante e con annesso bombolino di argon, i computer Aladin e VR3 si tarano automaticamente per l'altitudine, mentre i Suunto devono essere tarati manualmente, immergiamo nell'acqua trasparente gli scooter e ci prepariamo per un breefing. Siamo a 2650 m, è un’immersione in altitudine, siamo saliti velocemente con l’elicottero, dobbiamo tenere conto che ci troviamo con i nostri tessuti in condizione di sovrasaturazione, esattamente come se uscissimo da una immersione precedente, dunque siamo molto penalizzati in termini decompressivi. Per questo motivo abbiamo deciso di utilizzare come gas un Nitrox 40, sapendo che molto raramente i laghi alpini superano i trenta metri di profondità, e con l’uso di questo gas pensiamo di poter aumentare la nostra permanenza sul fondo oppure di sfruttare l'opportunità che ci viene offerta, e che difficilmente potrebbe ripresentarsi, per effettuare un’immersione ripetitiva. Quindi formiamo due coppie, Lerry e Vito, aiutati dagli scooter, faranno il giro completo del lago spingendosi anche nel mezzo, mentre Alex ed io procederemo sulla sponda sinistra, per poi spostarci nel centro del lago. Tutto questo per il primo tuffo, perché come detto, abbiamo l'intenzione di effettuare una ripetitiva, spostandoci verso una zona da esplorare diversa da quella della prima immersione. L'emozione è forte, sappiamo che mai nessuno si è immerso in queste acque, facciamo i preparativi velocemente, anche se non ne abbiamo bisogno, ma vogliamo scendere, vogliamo vedere, vogliamo scoprire! Vi sono reperti risalenti alla Grande Guerra? E se si quali? L'acqua è molto limpida, cristallina, ma freddissima, il fondo è fangoso ma molto compatto quasi duro. Scendiamo, solo ogni tanto spuntano sassi di tutte le misure anche enormi, completamente puliti, hanno strane forme sono veramente grandi, in alcuni casi sembra di vedere un piccolo relitto, comunque è molto bello una strana sensazione, siamo in una zona completamente vergine, stiamo visonando fondali mai raggiunti da occhio umano, siamo proprio emozionati. Per la seconda immersione ci spingiamo più fondi ad una profondità di 25 metri, qui l'acqua raggiunge i 5 gradi, il fango si fa morbido metto le mani sotto il fango e trovo sassolini, quasi ghiaia. Mi spingo fino in fondo al lago dal lato sinistro, 30 metri, mi manca tutta la parte destra ma sono in acqua da un’ora e mezzo e sono stanco, anche se non avverto freddo, voglio risalire. Inoltre abbiamo il problema di dover tornare al punto di partenza, visto che, ovviamente, non abbiamo la barca appoggio. Lerry, Alex ed io ci ritroviamo sulla riva, mentre Vito è ancora in acqua, saranno passate più di due ore, ma presto scopro il perché di tanta passione sub. Ha perso un computer e lo sta cercando. Fotografiamo dei residuati bellici trovati sul fondo che testimoniano come quella zona fu teatro di guerra, poi incominciamo ad imbragare l'attrezzatura nella rete preparandoci per il ritorno. Ci sediamo tranquillamente attorno all’attrezzatura bene imbracata e mentre mangiamo un panino e sorseggiamo un goccio di vino ci raccontiamo le esperienze che abbiamo appena vissuto. Siamo tutti e quattro entusiasti della giornata appena trascorsa, è stata un’esperienza indimenticabile, immersi nelle gelide acque del lago e nella storia della Grande Guerra. Una giornata che non dimenticheremo. E' ormai pomeriggio inoltrato, dalla valle salgono nubi e nebbioline a intervalli irregolari, quando all’orario prestabilito vediamo giungere l'elicottero. Ci carica e scende tra le nuvole, poi il pilota trova una finestra aperta tra le nuvole e con buona visibilità dove ci tuffiamo velocemente nella valle sino al punto di partenza. Testo e foto dei Partecipanti: Marco Benvenuti, Alessandro Mariotti, Vito Bray, Lorenzo Pastori Un ringraziamento particolare al Dott. Massimo Pasqualini perché senza la sua cortesia ed il suo interessamento non saremmo mai giunti alla realizzazione di questa spedizione. |










