Al largo delle secche di Vada giace il relitto di una TA tedesca, si pensa che sia il relitto della TA23, ex Impavido...

La Torpediniera IMPAVIDO

contrai
Impavido Torpediniera di scorta classe Ciclone, la IMPAVIDO fu impostata il 15.08.1941 presso i Cantieri Navali del Tirreno a Riva Trigoso e varata il 24.02.1943. Fu consegnata alla Marina Militare Italiana il 30.04.1943
gemella in cantiereCome le gemelle IMPETUOSO, INDOMITO ed INTREPIDO era lunga 82,47 metri, larghezza massima 9,90 metri, altezza al ponte 5,34 metri, disloccamento 1652 tonn.
Venne assegnata alla 6° squadriglia ed iniziò la sua attività bellica effettuando servizi di scorta in Alto Tirreno, e successivamente in Corsica ed in Basso Tirreno.
All'armistizio del settembre 1943 l'unità aveva compiuto 10 missioni di guerra di breve durata, il 2 Agosto del 1943 aveva subito, lungo la costa Salernitana, il bombardamento ed il mitragliamento da parte di aerei alleati.
Questo attacco provocò pochi danni ma vi furono perdite tra il personale di bordo.
Il fatidico 8 settembre la nave era a La Spezia in attesa di riparazioni alle caldaie, riuscì tuttavia a prendere il mare ed ha portarsi a Portoferraio ove rimase impossibilitata a muoversi e venne catturata dai Tedeschi il 18.09.1943
Fu integrata nella Kriegsmarine ed assegnata alla 10° flottiglia torpediniere costituita a La Spezia in gennaio del 1944 colla sigla di TA 23.
La TA 23 sarà poi la prima torpediniera della flottiglia ad andare perduta.
Essa affondò il 25.04.1944 alle 6,45 del mattino nel Tirreno settentrionale.

La storia dell'affondamento

Il 24 Aprile alle ore 20 e 00 salpa da La Spezia una flottiglia di torpediniere composta dalle imbarcazioni TA26 (ex Ardito), TA29 (ex Eridano) e TA23 (ex Impavido), dirigono a sud per mettere in mare un campo minato a sud della Capraia.
A mezzanotte le tre imbarcazioni, tutte e tre ex torpediniere Italiane, vengono localizzate a circa 20 miglia marine dalla punta nord della Corsica.
Le tre navi passano rasenti alla costa di Capraia e alle ore 01.45 iniziano il lancio delle mine che viene portato a termine in soli 12 minuti.
Lontano da loro, in direzione Bastia vede una potente deflagrazione.
Alle ore 01,45 la piccola formazione delle tre TA inizia la rotta di ritorno alla velocità di 24 nodi quando si ode vicino una detonazione.
La TA 23 comunica di essere stata colpita sotto la linea di galleggiamento. Si suppone sia stato un urto con una mina, dato che non vi fu alcuna localizzazione sonar di sottomarini nemici, non furono osservate forze nemiche di superficie né aeree, e la visibilità era molto buona.
La formazione venne fermata e le due TA 26 e 29 andarono in soccorso della 23 recuperando alcuni marinai sbalzati in acqua dall'esplosione, nel frattempo la 23 comunica di avere i locali caldaia allagati.
La TA 26 prende a rimorchio la 23, mentre la TA 29 si posiziona dietro le due imbarcazioni.
Alle ore 02.00 la TA26 localizza delle mine: le tre TA sono dunque finite dentro un campo minato nemico.
La TA 26 inizia una lenta navigazione avendo a rimorchio la 23, alle 02.20 si intercettano comunicazioni radio tra Bastia ed un S-Boot (Motosiluranti - MTB) nemico.
Durante le prime fasi del traino la TA26 ebbe modo di localizzare altre tre mine, alle 02,27 a causa della virata violenta per evitare l'ultima di queste mine si ruppe il cavo di traino.
Il Comandante della TA26 decise allora di posizionarsi di fianco alla TA23 e di trainarla a questa maniera.
Alle 02.57 ristabilito il nuovo collegamento per il traino si riprende la navigazione.
La TA23 comunica allagamenti sia a prua che a poppa: la velocità del convoglio è scesa a circa 10/15 nodi. Alle ore 03.00 vengono segnalate delle (S-Boot) Motosiluranti nemiche. Allarme Motosiluranti.
03.27 viene comunicato via radio che le S-Boot stanno aumentando la velocità, nel frattempo vengono avvistate altre mine che possono essere evitate con piccoli scostamenti di rotta.
Ore 04.30 Bastia comunica via radio alle Motosiluranti, "Il nemico dirige ad est"
Ore 04.42 la rotta del convoglio era di 50°.
Continua la comunicazione radio tra Bastia e le Motosiluranti, alle 04.46 vengono avvistate delle ombre da 140° a 180°, distanza 5000 metri.
Le tre TA aprono il fuoco con l'artiglieria pesante, lanciano anche delle granate luminose ed alla luce delle granate le Motosiluranti si distinguono molto bene.
Contro ogni aspettativa racconta uno degli ufficiali di una TA le artiglierie erano posizionate bene e le salve arrivano a destinazione: le Motosiluranti, lanciati da lontano i loro siluri virano ed utilizzano i nebbiogeni per allontanarsi nascosti, senza rischiare oltre: sembra che durante il fuoco d'artiglieria sia stata colpita una delle Motosiluranti.
Le tre TA effettuano una virata e navigano per 350° e nonostante le due imbarcazioni attaccate insieme la virata funziona e la TA26 con la 23 riescono a evitare 4 torpedini che passano su entrambe i lati, mentre la 29 ne schiva altre due.
Passato il pericolo le tre navi continuano la navigazione per 90°. IL Comandante della TA23, sottotenente capitano Reinhardt comunica al capo flottiglia che la TA23 si sta sempre più allagando.
Tutto il materiale mobile viene allora trasferito sulla TA 26. Alle ore 05,30 la squadriglia dirige verso Portoferraio con rotta 135°, alle 06,25 viene dato l'allarme aereo, vengono osservati a tribordo dapprima dieci, poi altri sei caccia bombardieri, tutte tre le imbarcazioni sparano su entrambe i lati fuoco di sbarramento, ma i velivoli nemici si allontanano verso la costa in direzione est. Alle 06.32 compaiono in distanza altri caccia bombardieri che puntano verso le tre navi; il capo squadriglia da l'ordine di staccare la TA23 dalla 26 per non perdere due navi per salvarne una che inoltre ormai ha il ponte a soli 30 cm. dal livello del mare. Viene dato alla TA23 l'ordine di preparare l'esplosivo per l'auto affondamento: nel frattempo le navi si sono fermate, dopo aver caricato i rimanenti membri dell'equipaggio della TA23, la TA26 si stacca mettendo i motori a tutta potenza all'indietro.
Nel frattempo la TA29 apre il fuoco contro la carcassa abbandonata della 23 e lancia anche una torpedine. Gli aerei stanno sopraggiungendo verso il gruppo da poppa.
La prima torpedine sparata dalla TA29 sembra non sortire grande effetto, allora ne viene sparata una seconda che invece colpisce un deposito di munizioni che esplode distruggendo definitivamente la TA 23: sono le ore 06.45 del 25 Aprile 44 e sulla superficie del mare restano pochi resti visibili.
Nello stesso tempo i caccia bombardieri sopraggiunti iniziano l'attacco verso le due TA superstiti iniziando la picchiata dai 2000/3000 metri e sganciando le 2 bombe che portano da circa 800 metri di quota, continuando poi la picchiata e facendo fuoco con l'artiglieria di bordo.
Alcune bombe cadono a 100 metri dalla TA26 mentre una bomba colpisce invece verso poppa la TA29, e una esplode vicino allo scafo.
Le due TA cercano di allontanarsi alla massima velocità manovrando per evitare le bombe.
In totale vengono lanciate almeno 26 bombe, un aereo nemico finisce sotto il tiro di una Vierling e precipita, un altro viene visto allontanarsi in fiamme e la TA 29 comunica poi di averlo visto precipitare.
Alle 06.54 l'attacco aereo è concluso, le due TA si riuniscono e continuano la navigazione verso Portoferraio alla velocità di 24 nodi, ove arrivano alle 07.50.
Il Bilancio delle vittime totale dell'operazione sulle tre TA è di 2 morti, 4 dispersi, 16 feriti gravi e 14 feriti leggeri.
Alle ore 20 dello stesso giorno le due TA superstiti lasciano Portoferraio per La Spezia, ove giungono alle 04.30 del 26.

L'immersione

E' il 31 dicembre del 1999, mi trovo a Cecina per effettuare una immersione sul relitto di quella che potrebbe essere la Torpediniera IMPAVIDO. Sono stato portato sul luogo dell'immersione, al largo delle secche di Vada da Paolo Spinelli, un subacqueo del luogo che gestisce una barca per immersioni e che è molto esperto della zona. Vi sono molti relitti nei dintorni mi dice, ma il più interessante è il relitto di una torpediniera che noi pensiamo sia l'IMPAVIDO.
Questa nave che giace su di un fondale di circa 70 metri è stata ritrovata da alcuni subacquei del posto da non molto tempo ma lo stesso Paolo vi ha effettuato molte immersioni scendendo sempre ad aria. Vedi Paolo gli dico "io ora mi sono convertito al trimix e queste immersioni ad aria non le voglio più fare, anche se una volta le facevo anch'io".
Inizio la discesa e giungo sino ai - 45 metri, ma la visibilità è veramente nulla, mi ricordo che Paolo mi ha detto che sul relitto vi è una grossa rete, penso che con questa visibilità potrei proprio finirci dentro senza accorgermene, quindi decido di rinunciare all'immersione e risalgo in barca.
Non è un problema mi dice Paolo, appena vedo che il mare si schiarisce ti richiamo e scendiamo assieme: "voglio provare il Trimix, mi devi insegnare".
Cosi' dopo quella volta scendo ancora sul relitto di quella torpediniera che risulta essere sicuramente una torpediniera Italiana, accompagnato dal bravissimo Spinelli, che nel frattempo si è convinto a fare un corso trimix con me.
Facciamo tre immersioni, una in aprile, poi una in maggio ed in giugno.
Delle tre la più utile dal mio punto di vista (scattare delle fotografie) è sicuramente quella di giugno, ma sono d'accordo con Paolo che ci torneremo ancora.
Durante queste immersioni studiamo bene le caratteristiche della nave e riusciamo a venire in possesso delle foto del telegrafo di bordo che era stato recuperato da alcuni sub l'anno prima.
Ora siamo quasi sicuri, la nave è certamente una torpediniera Italiana che veniva utilizzata dai Tedeschi dopo il fatidico 8 Settembre 1943, e l'unica che risulta affondata nel Tirreno è l'IMPAVIDO, essa è spezzata in tre tronconi, la parte di poppa sino alla zona della gruette per le scialuppe di salvataggio, quindi tre quinti di nave, è rovesciata e rivolge la chiglia alla superficie del mare.
asse elica La parte della plancia con il cannone prodiero giace coricata su di un fianco in una posizione ad angolo retto rispetto al pezzo più lungo.
La estrema prua con le ancore non è attaccata al resto della nave ma dovrebbe essere nei paraggi, forse un poco lontana per lo sbandamento che può avere avuto al momento dell'affondamento. Sulla parte di poppa è impigliata una grossa rete che ricopre completamente le eliche ed il timone.
La parte centrale con il cannone giace come detto sul fianco ed il cannone è ancora ben visibile. artiglieria Nel fango del fondo ho anche potuto individuare una mitragliera e il supporto conico del radiogoniometro, che nelle fotografie pervenuteci della nave in assetto di navigazione si può notare anteriormente esterno alla plancia comando.

Per la realizzazione di questo servizio si ringraziano i Sig.ri
 Dott. Maurizio Brescia
 Dott. Achille Rastelli
 Ing. Stefano Sbizzera
 Sig. Paolo Spinelli
Senza il loro disinteressato aiuto non avrei potuto completare questo servizio e questa storia.


Informazioni

Paolo Spinelli Per effettuare immersioni sull'IMPAVIDO bisogna rivolgersi a Paolo Spinelli che con l'imbarcazione Maria Giustina è uno dei pochissimi in grado di portarvi in maniera perfetta sul relitto della torpediniera. Tel. 03300909758 o 0586792143

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Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2007

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