Bengasi, Il relitto dei vetri
Pubblicato su SUB n. 203 - Agosto 2002
Claudio Corti Nel mese di giugno del 2001, mentre trascorrevo un periodo di vacanze vicino a Cagliari fui invitato dal titolare del Morgan Diving Center, Mario Rizzolo, a partecipare ad alcune immersioni sul relitto della motonave Bengasi. Enrico Saver e Stefano Masala, due esperti subacquei del posto furono tra i primi subacquei ad immergersi su questo relitto. Nel settembre del 2000, Enrico Saver e Alberto Angius, con l'aiuto dello stesso Mario, avevano provveduto a pedagnarlo. Per far si che le burrasche e le navi di passaggio non strappassero il pedagno, come tutti gli altri numerosi relitti che giacciono nel golfo, era stato pedagnato con robuste cime che dalla coperta della nave corrosa dalla ruggine, situata quasi 100 metri più sotto, arrivavano fino ad una boa a 5 metri sotto il livello del mare. L'imbarcazione che porta i subacquei viene sempre ormeggiata su queste cime che servono anche per la discesa e la risalita, mentre la stazione decompressiva viene lasciata scorrere a poppa dell'imbarcazione stessa e sostenuta tramite due galleggianti. Ad una profondità di circa 10 metri il campo decompressivo viene unito con una cima geriatrica alla cima del pedagno. Questa tecnica viene adottata perché in caso di emergenza la barca, liberandosi dalla cima di poppa che la collega alla stazione decompressiva, potrebbe allontanarsi per raccogliere eventuali subacquei dispersi, che abbiano inviato in superficie la boetta segnasub, senza interferire con il campo che rimane al proprio posto, vincolato alla cima del pedagno ed ove i rimanenti subacquei del gruppo possono continuare regolarmente la loro desaturazione. Il fondale su cui giace il relitto è fangoso e l'acqua è quasi sempre torbida (per gli standard del luogo). La nave è in perfetto assetto di navigazione, ma manca tutta la parte prodiera. Sulla poppa è montato un grosso cannone, e una rete ricopre tutto il lato sinistro della poppa stessa. Di conseguenza se si vuole scendere a vedere l'elica ed il timone, è meglio farlo lasciandosi affondare dalla fiancata di dritta, perché dall'altra parte il pericolo di impigliarsi è reale, in quel punto il fondo è a - 96 metri. Uno degli aspetti che più mi ha colpito durante le immersioni che ho effettuato sui martoriati resti del Bengasi è stato il costatare che le stive sono ancora piene di vetri. In verità ero stato avvertito dal Mario e da Alberto, ma non pensavo che sotto il primo strato di vetri rotti ci fosse una così grande quantità di bicchieri, vasi e bottiglie ancora perfettamente integri. I sommozzatori che si sono immersi a turno sul relitto con me sono stati Marco Benvenuti, Trainer Trimix TSA, Nicola Barrocu, Trimix Diver TSA, Luca Zambusi Trimix Diver TSA e Mario Rizzolo, Trainer Trimix TSA. Sulla barca ci hanno fatto assistenza Fabrizio Vacca e Rudy Usai. Marco che alla prima immersione raccolse solo un bicchiere, la seconda volta volle scendere con un retino e lo riportò a galla colmo di vetri, come souvenir per lui e per coloro che ci avevano fatto assistenza dalla superficie. In entrambe queste immersioni il sottoscritto ha fatto uso del suo Autorespiratore a Circuito Semichiuso, senza avere alcun problema e consumando delle quantità di gas veramente modeste in confronto agli altri sub dotati di autorespiratore a circuito aperto. In effetti usando solo due bombole da 10 litri uscivo dall'acqua con ancora 140, 150 bar da gas nelle bombole, mentre gli altri sommozzatori che avevano le solite configurazioni in circuito aperto, con tre, quattro od anche 5 bombole, uscivano con poco gas non consumato. Sul fondo inoltre io ero molto più agile, leggero e idrodinamico e potevo percorrere distanze maggiori con molto meno fatica. La storia del "Bengasi"Impostato dai CANTIERI NAVALI RIUNITI, di Palermo, su ordinazione della "SOCIETA NAZIONALE DI SERVIZI MARITTIMI", il piroscafo "BENGASI" fu varato il 12 maggio del 1912.Le sue caratteristiche erano: Lunghezza 84,5 metri per 11,10 di larghezza, 1784 tsl. Dal 1912 al 1916 la nave lavorò sulla linea Genova, Napoli, Messina, Reggio Calabria, Siracusa, Malta e Tripoli. Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, fu requisita dal MINISTERO DELLA GUERRA e venne utilizzata per il servizio postale tra Civitavecchia ed il Golfo Aranci. Nel 1926 divenne di proprietà della FLORIO - SOCIETA ITALIANA DI NAVIGAZIONE e fu dapprima impiegata sulla linea Genova - Porto Torres, in seguito fece servizio sulla linea che da Genova, passando lungo costa sino a Livorno, per poi raggiungere i porti della Sardegna ed in seguito quelli della Sicilia, serviva i porti del Nord Africa da Tunisi sino a Tobruk. Nel 1932 divenne di proprietà della TIRRENIA FLOTTE RIUNITE, e nel 1937 della TIRRENIA S.A. di NAVIGAZIONE di Napoli. Nel 1938 fu noleggiata dal LOYD TRIESTINO per la linea Massaua - Suez, in temporanea sostituzione del piroscafo "Massaua" fermo per riparazioni. Restituito alla TIRRENIA sulla fine del 1938 fu attaccato al largo dell'Isola dei Cavoli e seguito silurato ed affondato dal sommergibile britannico Truant, il 6 Maggio del 1941 alle ore 7,35 del mattino mentre era in navigazione tra Napoli e Cagliari. Dott. Giorgio Spazzapan |






















