Immersioni Tecniche in Mar Rosso

contrai
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       
Testo e foto di Claudio Ziraldo (Agosto 2004)

Molti anni fa quando, con le barche della Compagnia del Mar Rosso, esploravamo i reef del Sud dell’Egitto alla ricerca di siti di immersione da inserire negli itinerari delle crociere, mi è capitato di scoprire un luogo molto particolare, un piccolo reef completamente attraversato da gallerie e grotte con la volta alta diversi metri, una sorta di “cattedrale sommersa” dove la luce, proveniente dalla superficie creava un’atmosfera di grande suggestione.
Nel tratto di mare tra Ras Qulan (Hamata) ed il Tropico del Cancro, in prossimità del confine tra Egitto e Sudan, si trovano tantissimi affioramenti corallini, gran parte dei quali non indicati sulle mappe e senza nome e così attribuivamo a quelli più interessanti i nomi dei marinai, del capitano dell’imbarcazione ecc…, nomi che poi sono rimasti nel tempo.
E, da allora, il “magico” reef delle grotte è diventato e rimasto per tutti “Sha’ab Claudio”.
E così questa estate con mio figlio Alessandro, che non si era ancora immerso in quella zona ed era curioso di visitare le grotte di cui aveva più volte sentito parlare, abbiamo deciso di organizzare una crociera con partenza da Marsa Alam fino a Saint John’s Reef, un vastissimo sollevamento del fondale costellato di reef e torri madreporiche, a Sud Ovest dell’isola di Zabargad e praticamente tagliato a metà dalla linea immaginaria del Tropico del Cancro.
Avevamo però un grande desiderio: effettuare, per quanto possibile, almeno qualche immersione tecnica in quelle splendide acque, dove la visibilità praticamente non ha limiti e la temperatura dell’acqua consente l’uso di mute ed attrezzature leggere.
Abbiamo pertanto contattato con diversi mesi di anticipo gli amici della Compagnia del Mar Rosso che, valutata la nostra richiesta e considerato che tutti i componenti del gruppo erano subacquei tecnici esperti, istruttori e Trimix divers TSA, hanno provveduto a richiedere ed ottenere le necessarie autorizzazioni (in considerazione che i limiti di profondità in Mar Rosso sono molto restrittivi) in modo da poterci permettere di effettuare le immersioni in assoluta tranquillità e provvisti di permessi ufficiali.
Purtroppo niente Trimix perché, attualmente, sulle imbarcazioni non esiste la possibilità di preparare la miscela e poi l’elio, in quelle zone, è estremamente costoso.
Ci sono però imbarcazioni che hanno a bordo bomboloni di ossigeno e sono in grado di fornire EAN 32 e 36.
Generalmente le barche da crociera impiegano bombole di alluminio da 12 litri, abbiamo quindi chiesto di portare a bordo, per il gruppo dei subacquei tecnici, bombole di acciaio da 15 litri, organizzando di conseguenza l’attrezzatura.
Per le immersioni in Nitrox, che sono state effettuate unicamente su fondali piatti con profondità massima inferiore a quella consentita dalla miscela impiegata, nessun problema, le bombole di alluminio da 12 litri, dedicate, sono andate benissimo. L’utilizzo di miscele iperossigenate è poi risultato molto utile per “alleggerire” il carico di Azoto, dovuto alle immersioni ripetitive; inoltre per aumentare i margini di sicurezza, abbiamo impiegato computer ad aria, con tutti i vantaggi del caso.
Per le immersioni tecniche (naturalmente adattate all’attrezzatura disponibile) sono stati utilizzati i mono da 15 litri, muniti di “sdoppiatori” (portati da noi) con attacchi Din sia sulla bombola che per i primi stadi degli erogatori e con rubinetto di chiusura su ogni attacco, in modo da poter utilizzare due erogatori autonomi e di poter chiudere, in caso di necessità, ogni singolo rubinetto. Ci siamo poi portati da casa fasce, cime e moschettoni per la preparazione delle bombole decompressive realizzando, in tal modo, una configurazione “DECOMPRESSION”, con cui si sono potute effettuare splendide immersioni durante le quali, considerate le situazioni generali ed ambientali (leggerezza dell’attrezzatura, visibilità, temperatura dell’acqua, elevata disponibilità di gas decompressivo ecc…) abbiamo potuto scendere a profondità operative fino a 60 metri.
Quindici giorni di splendide immersioni tra immensi ventagli di gorgonie, giardini di corallo, alcionari dai mille colori ed una straordinaria varietà di pesce corallino.
D’estate, si sa, i grandi pelagici si fanno vedere poco ed i lunghi appostamenti in profondità hanno fruttato la vista di squali grigi e qualche martello purtroppo, quasi sempre, fuori della portata dei nostri obiettivi fotografici.
Non sono mancate però gradite quanto inaspettate sorprese: un “rendez vous” con una bellissima manta, a cui sono riuscito a scattare una interessante sequenza di foto e… incontri ravvicinati con squali Longimanus.
La crociera si é sviluppata con partenza da Marsa Alam e, dopo un lungo tragitto in navigazione, prima immersione a Ghota Sharm poi, dopo ancora molte miglia, siamo entrati nella “Sataya Area” facendo tappa a Sha’ab Maksur e poi via di nuovo fino all’isola di Sirnaka; quindi ancora a Sud fino a Umm Kuhuf e poi, finalmente Saint Jhon, dove siamo rimasti diversi giorni.
Unico ridosso notturno della zona è Marsa Selmi, un reef di forma arcuata che offre riparo dai venti provenienti da Nord.
Sha’ab Farag, Umm Aruk, Abili Gaafar, ma soprattutto Sha’ab Mahrus e Abili Ali sono i siti di immersione più spettacolari che l’area di Saint John offre agli appassionati.
Poi, sulla strada del ritorno, tappe a Sha’ab Ayman e Tutu ed una notte a ridosso del promontorio di Ras Banas. Poi via verso Nord a Sha’ab Osam, una torre madreporica molto vicina alla costa, dove spesso si incontrano branchi di squali martello e barracuda e nelle cui acque, anni fa, ho potuto osservare uno splendido squalo volpe.
Uscendo verso il mare aperto si ritrova nuovamente la “Sataya Area”, dove ci siamo finalmente immersi a Sha’ab Claudio… vecchi ricordi e nuove emozioni, accentuate dalla “magica” atmosfera che nulla ha perduto del suo fascino dopo tanti anni; e poi Sataya, nella cui laguna spesso si incontrano folti branchi di stenelle.
Abu Galawa dove, in pochi metri d’acqua, si può visitare il relitto di un piccolo rimorchiatore letteralmente appoggiato sul reef; Sha’ab Ammam e poi via verso l’isola di Siyal, dove abbiamo assistito allo straordinario spettacolo della nidificazione delle sterne. E poi ancora verso Nord: Wadi Gimal, di nuovo Gota Sharm, Abili Radir e finalmente, superata Marsa Alam, eccoci nelle mitiche acque di Elphinstone Reef.
Immergendosi nella parte meridionale si segue la cigliata in direzione della punta Sud dove, a 55 metri, si apre un grande arco che permette di passare da una parte all’altra del reef; nel blu nuota spesso pesce pelagico di grandi dimensioni e, risalendo le pareti sono interamente tappezzate di alcionari dai colori più diversi.
A nord si sviluppa invece un plateau che, a gradoni, scende verso il fondo, in genere ci si ferma sul secondo terrazzo a 45 metri, in attesa dell’arrivo di branchi di pesce pelagico e squali martello, ma il fondo è ancora molto lontano.
Anche qui, in risalita, le pareti sono straordinariamente ricoperte di alcionari e grandi gorgonie; la concentrazione di vita bentonica di questo reef, estremamente intensa e variegata, dipende dalle costanti e forti correnti che battono la zona e che, tra l’altro, rendono molto impegnative le immersioni.
Ultimo regalo gli incontri ravvicinati con tre diversi Longimanus che, in due giorni ed in più occasioni, sono venuti a “curiosare” tra gli ormeggi delle barche ed ai quali ho potuto scattare diverse sequenze di interessanti e suggestive immagini.

Claudio Ziraldo
Tutti i contenuti sono © TSAeurope
Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2007

Avant-Garde